Gli Anelli del potere, la trasformazione Prime Video della saga di Tolkien

Dopo aver visionato la tanto attesa serie televisiva di Amazon Prime Video non potevamo esentarci dal dire la nostra: scialba, mediocre e politicamente corretta questa serie ha dimostrato che fin dai primi due episodi il suo enorme problema non è l’etnia dei personaggi.

La serie tv non è ispirata al Silmarillion, i cui diritti non sono stati ceduti, ma alle appendici della Trilogia dell’Anello. Se state cercando la logica dietro questa affermazione, tranquilli, lo stiamo facendo anche noi. Di questa trasposizione televisiva nel mondo degli amanti del Professore di Oxford si parla da molto, si è detto e si stanno dicendo tantissime cose, spesso una più assurda dell’altra e che probabilmente non hanno capo né coda, esattamente come la serie.

L’intento dei creatori appare quello di voler rendere Tolkien “accessibile a un vasto pubblico” come se l’autore britannico fosse esoterico e complesso senza tener conto che la maggior parte dei lettori hanno affrontato la lettura de Lo Hobbit da preadolescenti.

Certo in un mondo di analfabeti funzionali anche una semplice frase scritta al presente può rivelarsi di difficile interpretazione. Inutile dire che anche qui la confusione regna sovrana dimostrando ancora una volta che “i contenuti”, come adesso si chiamano le opere d’intrattenimento, invece di spingerci verso un miglioramento ci spingono inesorabilmente verso un degradato, monotono e qualunquista abisso.

La grande domanda sorge spontanea: perché spendere milioni di diritti per inventare di sana pianta una storia? Riguardando gli episodi della serie disponibili cominciamo a credere che Tauriel non fosse poi un’invenzione così folle.

Mediocre, rancorosa e poco nobile: l’elfa Galadriel

Protagonista chiaramente indiscussa la già conosciuta Galadriel che, però, dell’Elfa di nobile stirpe non ha assolutamente nulla. Tracotante e rancorosa, Galadriel spogliata della grazia e bellezza descritta dal suo creatore si muove in maniera caotica e irresponsabile, totalmente accecata dalla morte del fratello, Finrod. Veniamo a conoscenza di questi fatti nel confuso prologo, che racconta della guerra che ha portato via il grande affetto familiare a Galadriel, in modo da giustificare il suo comportamento vendicativo, come se la guerra non sia solita portar via a molti i propri cari.

Galadriel appare, quindi, con una personalità da adolescente appartenente alla Generazione Z. Ricorda ossessivamente a tutti la propria sofferenza con la convinzione che nessuno possa davvero capirla. Appare grottesca la scena in cui degli elfi bulli la sbeffeggiano da bambina portandola ad un tentativo di reazione violenta impedito dal fratello.

Anche in questo caso un paradosso rispetto all’Elfo tolkieniano primo abitante della Terra di Mezzo e per questo proposto nelle opere dello scrittore come figura saggia e antica.

L’uomo-meteora venuto dalle stelle

No, non stiamo passando dal fantasy alla fantascienza, stiamo solo assistendo all’ennesima assurdità e vi diciamo già che è inutile cercare referenze nei libri, nessun personaggio dell’universo di Tolkien arriva tramite meteora. Le speculazioni qui sono molteplici e probabilmente la realtà è ben peggiore di quella che si immagina. Se fosse un personaggio puramente inventato sarebbe comunque meglio delle ipotesi che girano per il web, che lo individuano come Sauron, Gandalf o peggiore di tutti, come il dio creatore del mondo di Arda: Eru Iluvatar.

La domanda sul perché un essere così superiore che mantiene l’equilibrio di tutto ciò che esiste tramite un’armonia di musiche debba interagire in modo diretto quando dall’alba dei tempi fa sì che questo equilibrio si mantenga tramite un costante bilanciamento di suoni regna tra noi comuni mortali. Non è assurdo che questa filosofica interpretazione trovi molto spazio nella mente di un letterato con una grande fede, ma non trovi spazio nel mondo moderno, dove il massimo della spiritualità si declina in qualche costoso centro yoga alla moda. Quindi, depennata l’ipotesi della divinità sparata dallo spazio, restano due grandi pilastri della serie su schermo: Sauron e Gandalf. Da escludere il primo perché già presentato nella serie con il suo classico aspetto, resta l’idea che si tratti di Gandalf o un altro degli Istari, ma visto il rapporto speciale con i proto-hobbit, che richiama moltissimo le opere di Peter Jackson e la totale piattezza narrativa di tutte le produzioni visive e letterarie degli ultimi tempi, è inutile lanciarsi in speculazioni alte e ragionate, la realtà sarà sicuramente orrenda.

Non è necessario nemmeno fare speculazioni sui motivi di questa serie, come tutte le recenti produzioni sono create ad hoc per ribaltare l’immaginario e renderlo su misura per i tempi moderni. Smembrando ogni sfumatura di Grazia, Bellezza e Giustizia di cui Tolkien si è sempre fatto promotore, Valori immortali presenti nella nostra mitologia europea che hanno plasmato le nostre menti e le nostre società, nonostante le diversità linguistiche e sociali, condividiamo un patrimonio mitologico comune che esalta l’eroismo, il coraggio, l’amore e il dovere. Valori che Tolkien ha saputo carpire e riproporre con le sue storie, valori che non devono sparire.

Mi chiedo […] se rimarrà qualche nicchia, anche di tolleranza, per reazionari arretrati come me (e te). Più le cose diventano grandi, più il mondo diventa piccolo e monotono o piatto. Si appresta a diventare tutto una piccola provinciale periferia inaridita

(Lettera n. 53 a Christopher Tolkien, 9 dicembre 1943)

Con queste parole, invitiamo i lettori a scoprire e apprezzare Tolkien per i suoi scritti senza farsi sedurre dall’Anello del politicamente corretto che tenta lo spettatore con dorati gioielli per poi ghermirgli l’anima.

di Flavia Costadoni

Redazione

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