L’ossessione, senza comprensione, del fenomeno mussoliniano nel docufilm di Rai 3

Sono bastati i primi cinque minuti del documentario “L’Uomo che voleva diventare Cesare” per comprendere le tesi di fondo che hanno portato alla sua realizzazione. Il prodotto firmato dal regista Serge de Sampigny, occupatosi già anni addietro della figura del maresciallo francese Pétain, cade negli stessi errori del filone continuo di film, documentari, programmi televisivi che intendono giudicare e colpevolizzare un uomo e l’idea politica che partorì senza comprendere la diversità che la ricerca storiografica dovrebbe comportare.

Innanzitutto sembra proprio che diverse letture sul tema siano state del tutto saltate, sarebbe bastato guardare all’opera biografica firmata dallo storico Renzo De Felice per comprendere come il fascismo non sia mai stato mussolinismo e operare quindi per una scelta che, invece, nel prodotto non emerge: quella, cioè, di decidere se focalizzarsi (come si potrebbe ritenere più opportuno dal titolo) su Benito Mussolini o sui vent’anni del fenomeno fascista (dall’adunata di San Sepolcro alla Rsi passando per gli anni del governo).

Una scelta che, non sappiamo se per ignoranza sulla tematica o decisione di indirizzare verso una ricostruzione non scientifica della vicenda storica, non appare per nulla. Promosse le immagini, restaurate dall’Istituto Luce, e le interviste ad alcune persone che vissero almeno una parte di quella storia sulla propria pelle il docufilm si presenta più come l’ennesima occasione sprecata che un nuovo lavoro sul tema.

Se l’intento era quello di raccontare nel “documentario l’ascesa di Benito Mussolini, dagli esordi come socialista, alla fondazione del fascismo, dalla marcia su Roma fino all’apice della sua popolarità con la conquista dell’Etiopia al suo destino che cambia quando si avvicina ad Hitler, entrando in guerra e subendone le sconfitte, fino alla sua rovinosa caduta nel 1945” ci sentiamo di dire che sia stata propria l’idea di base a difettare nella comunicazione.

Visibile gratuitamente sulla piattaforma di RaiPlay “L’Uomo che voleva diventare Cesare” non aggiunge e non toglie nulla a quanto già sapevamo e a quanto si conosce di chi si barcamena in paragoni fra epoche storiche in maniera del tutto anacronistica aumentando confusione da un lato e ignoranza dall’altro, relegando ad una sola frase in un’ora e quarantacinque minuti totali le politiche governative degli anni Venti, Trenta e Quaranta come “semplici continuazioni dei governi precedenti”.

Luca Lezzi

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