Un D’Annunzio influencer nel documentario inedito di Rai 3

Di Gabriele D’Annunzio, del suo genio, delle sue opere o di quelle che trattano del poeta pescarese ci siamo occupati spesso sia in questa sede virtuale che in quella delle colonne dei numeri cartacei della nostra rivista.

Sempre più spesso siamo chiamati a farlo per un tentativo messo in atto negli ultimi anni dai mass-media di fare paragoni arditi (parola quantomai suggestiva ed efficace) e tentativi di defascistizzare il Vate.

Premesso che in barba a qualsivoglia cancel culture la grandezza del personaggio non avrebbe bisogno di difese d’ufficio né tantomeno di essere posta al vaglio dei raggi X per poterla accreditare come tale solo dopo aver ottenuto la patente dell’antifascismo ecco che a distanza di un anno dal film interpretato da Sergio Castellitto è arrivato sul piccolo schermo il documentario “D’Annunzio: l’uomo che inventò se stesso”.

L’idea base, come sostenuto dagli stessi produttori, era quella di realizzare qualcosa di nuovo utilizzando “diversi piani narrativi per scoprire un personaggio ancora tutto da conoscere. Tra fiction, materiale d’archivio raro ed inedito, con la narrazione attenta e partecipata di Giordano Bruno Guerri (Presidente del Vittoriale degli Italiani), seguendo il progetto di vita di un artista che tutto ha dedicato alla rappresentazione del sé”.

Un’opera incompiuta che viene penalizzata dalla forzatura della ricerca di similitudini con la contemporaneità, dal linguaggio che tende a definire “Gabriele D’Annunzio come primo influencer della storia” dalle immagini senza dimenticare la litania, verso il finale, che vorrebbe (come già sostenuto dallo storico nel libro Disobbedisco) un D’Annunzio sempre lontano dal fascismo seppur padre putativo delle schiere di legionari, delle prime squadre d’azione e dei loro rituali (dall’eja eja alalà alla simbologia).

Decisamente migliore la prima parte dalla fanciullezza agli studi, dai primi amori ai rapporti con le donne della sua vita fino alle imprese svolte nel corso della Prima guerra mondiale.

Luca Lezzi

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