Le Comunali 2022 confermano crisi e difficoltà oltre all’aumento dell’astensionismo

Se i quesiti referendari sulla Giustizia meriterebbero un discorso a parte ma con il magro bottino del poco più del 20% di votanti segnano un chiaro disinnamoramento verso l’ultima forma di democrazia diretta le elezioni comunali tornate a disputarsi in estate raccontano più sconfitte che vittorie.

E’ vero che come ogni anno tutti i leader hanno preso la parola solo dopo essersi accertati di portare alla ribalta la vittoria in un Comune confermato o strappato al primo turno in attesa della vera resa di conti che si potrà avere solo dopo i ballottaggi ma ad apparire lampanti sono più due conferme di trend negativi che altro:

1) su tutti la sparizione del Movimento 5 Stelle;

2)il sorpasso all’interno della coalizione (?) di centrodestra di Fratelli d’Italia più per via del crollo della Lega che per l’esplosione della compagine della Meloni.

Se l’ex premier Giuseppe Conte si è affrettato a ricordare che le amministrative non hanno mai rappresentato il tipo di voto ideale per i pentastellati c’è anche da sostenere, per gli addetti ai lavori e non solo, che proprio dal voto di alcune città medie (Parma) o metropolitane (Torino e Roma) iniziò l’esperienza governativa dei grillini.

Quanto al duello tra Lega e FdI se è indubbia la crescita e la conferma di alcuni esponenti territoriali del partito della fiamma così come il sorpasso in zone del nord in cui appariva del tutto proibitivo meno di due anni fa è anche il crollo della “nuova/vecchia” Lega governista e non più populista a favorire il travaso di voti. Le sconfitte di Matteo Salvini non si contano più e prima o poi Giorgetti e soci chiederanno una resa di conti seppur veri artefici di questo ridimensionamento politico ed elettorale.

La grande novità è rappresentata dalla vittoria al primo turno nelle (poche) grandi città al voto da parte del centrodestra con la conferma di Bucci (nella foto in alto) a Genova e la vittoria di Roberto Lagalla che strappa Palermo avvalendosi anche della legge elettorale della Regione Sicilia che esclude il secondo turno con una maggioranza del 40 anziché 50% di voti al primo turno.

Si aggiunge, tra i comuni capoluoghi di regione, la conferma di L’Aquila oltre a quelle, tra i capoluoghi di provincia, di Belluno, Asti, La Spezia, Oristano, Pistoia e Rieti.

Per il centrosinistra si apre una discussione riguardo al futuro. Se la stampella grillina si avvicina all’irrilevanza è Calenda ad ottenere ottimi risultati che potrebbero gettare un’apertura più verso il centro che gli ex populisti. Strappata Lodi al primo turno il Pd si conferma largamente a Padova e Taranto e al ballottaggio oltre Parma potrebbe strappare Verona con l’aiuto di Tosi che, fuori dal secondo turno, sarà decisivo per la riconferma o meno dell’uscente Sboarina.

L’affollato fine settimana del 26 giugno riguarderà un unico capoluogo di regione (Catanzaro) e ben dodici di provincia (Monza, Piacenza, Alessandria, Barletta, Lucca, Como, Viterbo, Frosinone, Gorizia, Cuneo, Parma e Verona).

Luca Lezzi

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