La logica del profitto dei privati contro la cultura degli stati nazionali nella serie tv “La Fortuna”

Recentemente andata in onda su Rai Uno la miniserie “La Fortuna”, produzione spagnola impreziosita nel cast da Stanley Tucci e diretta alla regia dal premio Oscar Alejandro Amenábar, si occupa di un argomento scottante e sempre più presente nella nostra quotidianità.

La crisi degli Stati nazionali ha reso, infatti, questi ultimi vittime delle logiche di profitto delle grandi aziende private che spesso hanno mezzi e risorse maggiori di quelli di un ministero. E’ proprio questo il caso che tiene banco nella serie tv tratta dalla graphic novel “Il tesoro del Cigno Nero”.

Con le dovute modifiche dettate da esigenze di copione e la volontà di cambiare i nomi dei protagonisti ad essere raccontata nello svolgimento della trama è la vera storia legata al caso Black Swan Project, il nome dato da Odyssey Marine Exploration per la sua scoperta e il recupero di monete d’oro e d’argento dal fondo dell’oceano per un valore stimato di cinquecento milioni di dollari.

Una scoperta che inizialmente l’Odyssey mantenne riservata fino a quando, il 18 maggio 2007, la società trasportò diciassette tonnellate di monete da Gibilterra, luogo del ritrovamento, agli Stati Uniti, precisamente in Florida.

Fu a quel punto che iniziò una battaglia legale, ripercorsa nella serie, che vide contrapporsi la Spagna alla Odyssey. Convinta che la provenienza del tesoro fosse parte del carico dalla fregata spagnola Nuestra Señora de las Mercedes, affondata al largo del Portogallo nel 1804 la squadra messa in piedi dallo stato iberico citò in giudizio la corporation negli Stati Uniti ottenendo la restituzione del tesoro.

Da parte sua la società statunitense provò in tutti i modi, appellandosi anche alla Corte Suprema, a combattere la sentenza senza ottenerne un ribaltamento. Restituito il 27 febbraio 2012 il tesoro della nave si trova ora nel Museo Nazionale di Archeologia Subacquatica a Cartagena dove le monete e gli altri reperti del naufragio sono visibili a tutti i turisti. Tre anni più tardi un tribunale americano ordinò, inoltre, all’Odyssey di pagare alla Spagna un milione di dollari per «malafede e contenzioso abusivo».

Una storia con il lieto fine che non pareggia, però, quella di altre nazioni più piccole e meno consapevoli delle ricchezze culturali di cui vengono sottratte.

Luca Lezzi

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