Germinal, la lotta operaia descritta da Zola rivive in tv

Da alcuni anni le case di produzione cinematografiche e televisive francesi sembrano aver deciso di riscoprire con attenzione uno dei principali scrittori del XIX secolo: Émile Zola.

Dopo “L’ufficiale e la spia” diretto da Roman Polański vincitore alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia è la volta di “Germinal”, serie tv in sei episodi da cinquanta minuti tratta dall’omonimo romanzo del giornalista parigino.

Il libro prese spunto, come altre opere dell’autore, da una vicenda seguita in prima persona: quella dello sciopero minerario di Anzin iniziato il 2 marzo 1884, nella regione del Nord-Pas-de-Calais. Una caratteristica, quella di Zola, quasi unica di trasporre in romanzo (e quindi per un pubblico abituato a letture diverse dalla cronaca giornalistica) quanto già aveva riportato quotidianamente sulla carta stampata.

La serie, a differenza di altre trasposizioni sul piccolo e grande schermo, regge il confronto con il libro e non se ne distacca per “esigenze di copione” lasciando intatta la struttura del capolavoro che venne pubblicato in più di cento Paesi nel mondo.

Senza spoilerare i contenuti a chi non la avesse ancora vista o fosse all’oscuro del libro è possibile affermare che la trama rispetta una visione realistica nuda e cruda dove nessuno dei personaggi è senza macchia ma vive le proprie vicissitudini da uomo e non da supereroe tra paure e delusioni, tra sconfitte e rabbia.

E’ così per Catherine vittima della propria bellezza e chiusa in se stessa come un riccio finendo per subire le vigliaccherie del suo spasimante, è così per il protagonista Étienne Lantier sollevatore della protesta dei minatori che vicino all’uccisione per mano degli sgherri dei proprietari della miniera invoca pietà per poi tornare a dare manforte alla protesta tra la costituzione di una cassa comune per le emergenze e l’adesione, finita in un ulteriore tradimento, all’Internazionale socialista.

Non c’è lieto fine, non c’è la vittoria del popolo organizzato sui tiranni che vestono i migliori abiti del capitalismo industriale, non potrebbe esserci in un racconto di fatti realmente accaduti ma c’è consapevolezza, c’è volontà di far emergere cosa abbia rappresentato, nel cuore dell’Europa continentale, la trasformazione sociale ed economica dettata dall’industrializzazione che ha reso schiavi di lavori sottopagati milioni di uomini e donne in condizioni igienico-sanitarie disastrose nel nome del Dio profitto.

Ricordare, tramandare e conoscere per poter, un giorno, porre fine alla tirannia del liberismo, è questo il grande insegnamento che ci lascia l’opera di Zola.

Luca Lezzi

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