Il ruolo e il comune sentire dei militari francesi in un libro sulla guerra d’Algeria

Una sala stracolma ha accolto Gianfranco Peroncini giovedì sera presso la sede milanese dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia in viale Argonne 35 a Milano per la presentazione, organizzata dal Centro studi Primo Articolo, del libro “La maledizione dei centurioni. Dalle piste d’Indocina alla Battaglia di AlgeriPassaggio al Bosco Edizioni.

Introdotto dal paracadutista Mauro Melchionda, l’autore ha dialogato con Decimo Alcatraz sui principali punti di quello che si pone al lettore come il primo di una serie di sei volumi.

Uscito a marzo in concomitanza con i sessant’anni dagli accordi di Évian che posero fine alla guerra d’Algeria iniziata nel 1954 portando all’indipendenza della nazione nordafricana, il libro si concentra sull’esperienza vissuta dai militari francesi di ritorno dal sudest asiatico e subito impiegati nello scenario mediterraneo.

Ritrovatisi per la prima volta in Vietnam dinnanzi a truppe guerrigliere che modificarono le modalità del conflitto inaugurando quella che sarà definita “la guerra rivoluzionaria” i francesi scopriranno, sulla propria pelle, il terrorismo del Fronte di Liberazione Nazionale algerino e saranno costretti ad applicare forme di reazione, quali la tortura, che non si sposavano con la preparazione militare alla quale erano stati abituati ma si rifacevano più a logiche repressive da stato di polizia.

“Eppure – ha affermato Peroncini- dopo Dien Bien Phu, del resto, i militari che si trovarono a combattere in Nordafrica non volevano più essere il braccio armato della repressione coloniale. Volevano “capire”. Nacque allora il “mal jaune” dell’esercito francese, la febbre gialla indocinese, il nazional-comunismo dei colonnelli e dei capitani dell’Armée che metteva i brividi agli stati maggiori. Civili e militari. La diade di opposizione – Algeria francese o Algeria algerina – intendevano riordinarla in un sillogismo dove tesi e antitesi venivano superate da una sintesi ideale: l’Algeria fraterna. Per dilatare gli orizzonti dell’Algeria, della Francia e dell’Europa in una proiezione eurafricana dalle formidabili ripercussioni. Il destino, il generale de Gaulle e i suoi ambienti di riferimento, però, vollero altrimenti”.

Luca Lezzi

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