Sorry we missed you, un film sulla distruzione dei legami familiari e comunitari

“Si dovrebbe lavorare per vivere e non vivere per lavorare” recita un famoso aforisma ripreso anche nel testo presentato a Sanremo nel 2018 dalla band bolognese Lo Stato Sociale.

Sulla stessa falsariga si presenta il film denuncia di Ken Loach (nella foto in alto), ad oggi l’ultimo diretto dal regista britannico, dal titolo “Sorry we missed you”.

La trama, semplice ma per nulla banale, si focalizza su una famiglia che vede precipitare i rapporti e i singoli legami al proprio interno (quelli fra marito e moglie e fra i genitori e i figli) per via delle gravi difficoltà economiche a cui li costringe la quotidianità.

La speranza di uscire dal vivere giorno per giorno attraverso l’investimento, non solo economico ma anche in termini di ore di lavoro sottratte a tutto il resto, si rivelerà, in realtà, un punto di non ritorno per la famiglia inglese protagonista della pellicola.

Entrato nel modo delle consegne (facile leggervi un chiaro riferimento ad un colosso quale Amazon) il padre di famiglia sarà costretto ad avere a che fare con la disumanità di chi non si interessa all’altro ma solo all’ottenimento del bene, non importa quale sia, che ha acquistato e intende vedersi recapitato nel più breve tempo possibile per soddisfare la propria smania dettata dalla società del consumo.

E’ così che un lavoro autonomo (sic!), una sorta di falso imprenditore di se stesso che non ha diritto a malattia e ferie se non trova un sostituto e deve necessariamente accettare il nuovo profilo di krumiro che gli consente di avere il maggior numero di consegne o i percorsi “più comodi” ai danni di chi commette un errore o riceve una recensione negativa perde il contatto con ciò che di veramente importante ha al mondo: la propria famiglia.

Il film, ve lo anticipiamo, non si presta al classico finale da “vissero tutti felici e contenti” perché la risposta, il rimedio all’attuale società che ha sotterrato da tempo un concetto diverso e molto più profondo quale quello di comunità è terribilmente realistico.

D’altronde Ken Loach ci ha abituati nel corso del suo lungo attivismo a opere che restano impresse nella mente di chi le guarda come il bellissimo “Il vento che accarezza l’erba” sulla guerra d’indipendenza irlandese e la successiva guerra civile interna alle due fazioni dell’isola.

Candidato anche al David di Donatello come miglior film straniero “Sorry we missed you” ha anche il pregio di aver approfondito e svelato un dramma reso ancor più grave dai due anni di chiusure forzate che hanno incrementato in maniera vertiginosa gli acquisti online innalzando i profitti dei colossi che sfruttano i lavoratori senza che questi ultimi potessero giovarsi di maggiori tutele contrattuali o ripartizioni degli utili.

Luca Lezzi

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