La destra americana dalla galassia confederata a Donald Trump

Non è mai facile guardare da destra agli Stati Uniti ed alla complessità dei suoi fenomeni sociali.

L’America è la rappresentazione del materialismo capitalista, dell’imperialismo, dell’universo liberal che ha aperto la strada alla dittatura dei desideri.

Non occorre dunque stupirsi se l’area post fascista italiana abbia guardato sempre con scarsa attenzione e malcelata diffidenza ad esperienze di estrema destra a stelle e strisce: non a caso la bibliografia italiana è scarsa, per non dire inesistente su fenomeni come la Silver Legion di William Dudley Pelley o la Social Justice del Reverendo Coughlin.

Del resto la scelta atlantista fatta negli anni Cinquanta dal Movimento Sociale Italiano fu duramente criticata da una parte della base e dal mondo giovanile con la conseguenza che il Partito repubblicano, ad eccezione di talune tiepide simpatie per la presidenza Reagan, non fu mai un riferimento della Destra sociale italiana.

Con l’avvento del Trumpismo, spostato ben più a destra nello spettro politico rispetto all’ortodossia Repubblicana, è emerso tuttavia un mondo a lungo ignorato che mette insieme nazionalismo, estremismo confessionale di matrice evangelica, identità razziale e conservatorismo sociale.

Come correttamente documentato dall’autore de “L’altra America. L’anima profonda degli Stati Uniti, dall’identità sudista al fenomeno Trump” edito da Passaggio al Bosco non si tratta di un modello culturale ed ideologico omogeneo, ma frammentato in esperienze diverse per dimensioni e contenuti: la Christian Identity che rilegge in prospettiva moderna il messaggio messianico della terra promessa è una realtà che persiste al Trumpismo e che ha trovato terreno fertile nel vastissimo campo delle denominazioni cristiane protestanti in cui si è radicata.

Più netta ed evidente è l’affinità con il Trumpismo dell’organizzazione dei Proud Boys, che hanno combattuto duramente le organizzazioni Antifa e la retorica del politically correct alimentata dal fenomeno dei Black lives matter.

Gli episodi di Capitol Hill hanno dimostrato al mondo quanto gli Stati Uniti siano divisi e quanto una parte dell’opinione pubblica sia stanca del modello della democrazia da esportazione della sinistra statunitense.

America first è stato uno slogan dirompente ed in un certo senso rivoluzionario, alternativo all’imperialismo militare che ha caratterizzato tutte le recenti presidenze democratiche.

L’idea che Trump fra due anni torni ad abitare la Casa Bianca è molto più di un’ipotesi, anche alla luce dei ripetuti disastri della politica estera di Biden: una ragione in più per capire, grazie al libro di Federico Franzin, come vivono e cosa pensano gli eredi del Dixieland, un mondo variegato e fieramente identitario che la cultura progressista ha vanamente cercato di nascondere.

di Gherardo Marenghi

Redazione

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