Dizionario della nuova normalità: zona

Il delirio associato alla situazione pandemica ha trovato fin dall’inizio il suo valido alleato nella manipolazione linguistica. Un vero e proprio linguaggio settoriale quello del Covid-19 che non ha lesinato sull’impiego di termini riconducibili al campo bellico: dalle “trincee” degli ospedali dove operavano medici e infermieri impiegati in “prima linea” alla “guerra” contro il “nemico” giurato Coronavirus.
Tra tutti questi esempi di termini e metafore ve ne è uno particolarmente calzante: le “zone” colorate (rosso, giallo, arancione e bianco) a seconda dell’incidenza dei contagi e del relativo indice di trasmissibilità (Rt). Questa suddivisione voluta dall’Istituto Superiore di Sanità ci riporta a bomba (gioco di parole voluto) sul linguaggio bellico, dove le zone rappresentano porzioni territoriali sotto il controllo di una determinata fazione durante un conflitto.
Trattasi quindi di un termine che in questo contesto può assumere una diversa carica semantica a seconda del colore assegnatogli: basti pensare alla “zona rossa” atta a impedire ogni tipo di spostamento fatta eccezione per casi di stretta necessità e alla “zona bianca” del cessato pericolo e del decadimento delle principali restrizioni. Ciò che in realtà questa grossolana classificazione ha determinato è stato lo smembramento sociale di un Paese controllato da checkpoint immaginari e regolato da provvedimenti ad hoc a seconda della regione o peggio del comune di appartenenza.
Se è vero che il linguaggio deriva da un “modo di esprimersi estremamente caratterizzato, riferibile all’uso particolare della comunicazione linguistica”, questa Nuova Normalità ha veicolato, mediante un abile uso di metafore, tecnicismi, acronimi e forestierismi, tutta la paura possibile per rendere una comunità di cittadini succube di questo spiacevole evento.

di Gianluca Kamal

Redazione

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