Dizionario della nuova normalità: virologo

Ci sarebbe parso alquanto scontato dedicare questa voce del Dizionario all’iniziale della moderna “ostia consacrata”, disponibile in più marchi sul mercato e immunizzante da tutte le possibili varianti e variantucole del famigerato vAirus.

Abbiamo invece optato per la descrizione della morte di una professione, un tempo tra le più rinomate e rispettabili nel ventaglio multiforme della scienza medica, “la più affascinante delle discipline biomediche”, dal titolo del libro di Massimo Clementi e Giorgio Palù uscito nel maggio 2021 per i tipi de La Nave di Teseo.

Un campo di ricerca, la virologia appunto, molto più legata alla vita di tutti i giorni, alla storia della nostra società e alla nostra salute, di quanto comunemente si pensi. Eppure troppi sono stati in questo biennio pandemico gli errori, gli equivoci, i non-sense collezionati a ritmo incalzante dai presunti cantori della disciplina, fornendo a ogni piè sospinto carburante al processo di banalizzazione e ridicolizzazione della figura stessa del virologo. Investiti d’un tratto dalla notorietà, autocosparsisi di nuvole d’incenso come in una ostinata opera di glorificazione della propria rappresentazione, accomunati, perlomeno i più “televisivi”, da una tale quantità di egocentrismo egolatria pervase da senso d’onnipotenza e intoccabilità, i virologi di casa nostra sono presto stati assurti a sacerdoti del nuovo culto tecno-sanitario dentro quella Cattedrale della Scienza alla quale abbiamo, volontariamente o meno, delegato il potere decisionale sulle nostre vite.

Bramosamente incagliati nella fama di gloria da loro stessi generata e alimentata comparsa dopo comparsa, ben poco alla fine è rimasto della credibilità con la quale far passare analisi, tesi e previsioni sull’inafferrabile patogeno. E fiumi di dichiarazioni azzardate, “profezie” arrischiate e puntualmente smentite dai fatti, palesi incongruenze sul piano scientifico ma prima ancora razionale, non hanno trovato argini in grado di frenare la veemenza presenzialista di individui le cui ore passate al trucco e parrucco dei salotti TV non temono raffronti con quelle trascorse nei laboratori.

Che ne sarà ora dei Bassetti, dei Crisanti, dei Galli, dei Burioni quando sul grande circus calerà il sipario? Immaginare un ovvio riconoscimento per i servizi da essi offerti alla Nazione in questa crisi appare tanto conseguente quanto prevedere una altrettanto ovvia cupio dissolvi ordinata da un Potere che ha già virato verso i lidi della prossima emergenza, quella climatica, bisognoso vorticosamente di nuovi Nessuno con cui sostituire i Nessuno di ieri. Coprendoli di fama e onori. Perchè un giro sulla giostra-tritacarne dell’emergenza perenne e dello stato d’eccezione elevato a nuova normalità, non si nega a nessuno.

di Gianluca Kamal

Redazione

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