Dizionario della nuova normalità: untore

Andare a correre, portare a passeggio il proprio cane, non essere vaccinato. Basta davvero poco per essere considerato “untore”. Non ci siamo catapultati nel contesto romanzesco manzoniano de “I promessi sposi”. Tutto ciò accade ai giorni nostri in tutta Italia, per non dire nel mondo. Scene di isteria quotidiana miste a paura tendente all’ipocondria che chiamano in causa sceriffi improvvisati pronti a ristabilire l’ordine dettato dalla scienza del panico.
Ignari cittadini, onesti lavoratori o semplicemente persone che non hanno rinunciato alla propria libertà e hanno deciso di ragionare con la loro testa senza farsi condizionare da notizie giornalisticamente architettate. È quanto basta per subire un linciaggio mediatico o un processo alle idee in stile Tribunale del Popolo.
L’untore, comportandosi in questo modo, si mostra indifferente alla propria salute e a quella degli altri: si assembra, varca le colonne d’Ercole delle zone colorate e non accetta il ricatto del codice bidimensionale per il semplice svolgimento di attività socialmente basilari.
È un “cattivo” e come tale punito. Gli viene negato l’accesso al bar, al ristorante, sui mezzi pubblici di trasporto e nei negozi. È il bersaglio preferito di virologi e politici sulle poltroncine dei talk-show in prima serata affinché tutti siano al corrente della sua elevata pericolosità.
In questa tragicommedia giunta quasi all’epilogo non resta che cominciare a tirare le somme e decretare se a fare più danni è stato il clima di allarmismo urlato ai quattro venti o il silenzio di una consapevolezza di “essere” e non “diventare”. Dopotutto la verità è figlia del tempo e anche Manzoni ci aveva visto parecchio lungo.

di Gianluca Kamal

Redazione

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