Viaggio nella bellezza dell’Inferno

La celebrazione dei settecento anni dalla scomparsa di Dante Alighieri si è arricchita di una preziosissima perla. E’ la mostra intitolata Inferno, in corso presso la prestigiosa sede delle Scuderie del Quirinale di Roma. Curata da Jean Clair l’esposizione, inaugurata il 15 ottobre, era previsto chiudesse i battenti il 9 gennaio 2022 ed è invece stata prorogata fino al 23 dello stesso mese.

Fin qui le informazioni tecniche, alle quali va aggiunto qualche dato: le opere esposte sono 235 tra quadri, sculture, illustrazioni e disegni. Provengono da 87 tra musei e collezioni (pubbliche e private) di 15 Paesi europei. Numeri che, sebbene importanti, non sono però sufficienti a descrivere lo stupore che si prova percorrendo l’itinerario di grande impatto della scenografica mostra, articolata in sale ognuna delle quali contiene tesori che colpiscono l’occhio e la mente dei visitatori.

Nella scheda di presentazione presente sul sito della struttura museale che la ospita, si legge che Inferno è “un’esposizione potente, ambiziosa e spettacolare, capace di condurre in territori inattesi attraverso la forza delle immagini e la profondità delle idee”. Un’esposizione – la prima dedicata a questo tema – che racconta “la presenza nell’iconografia e nel pensiero del concetto di inferno e dannazione dal Medioevo ai nostri giorni”.

Con le parole del Sommo Poeta (intervallate da citazioni a tema di altri grandi della letteratura di ogni tempo) come indiscutibile fil rouge, il pubblico farà un visionario e significativo viaggio nei meandri del male, tra tormenti fisici e psicologici, così come è stato rappresentato da artisti di tutte le epoche.

All’inizio di questo particolare, approfondito e spiazzante cammino, tre opere tra le altre colpiscono particolarmente: l’incredibile scultura in marmo bianco di Francesco Bertos, che rappresenta un groviglio di corpi che precipitano nell’abisso (trasposizione della Caduta degli angeli ribelli), la pala d’altare intitolata “Il Giudizio Finale” del Beato Angelico e la riproduzione in gesso della monumentale Porta dell’Inferno di Auguste Rodin.

Si incontrano poi, proseguendo in ordine sparso nel racconto di alcune delle straordinarie opere esposte, gli occhi accesi e profondi del Lucifero di Franz von Stuck, che a fissarli sembra di scrutare nell’abisso (permettendo al contempo, non senza una certa inquietudine, all’abisso di scrutare in noi), lo splendido dipinto di Jan Brueghel il Vecchio che immortala l’ingresso di Enea all’Inferno, condotto per mano dalla Sibilla Cumana, la spettacolare tela di Gustave Courtois in cui Dante, stringendo il braccio di un apollineo Virgilio, osserva con raccapriccio il conte Ugolino che, conficcato nel ghiaccio, divora il cranio di uno dei suoi figli.

E ancora, andando avanti nel viaggio tanto personale e silenzioso quanto denso ed intenso, la meraviglia delle illustrazioni miniate del De civitate dei di Sant’Agostino, che spiccano dalle pagine di un’edizione antica e magnifica, la rappresentazione della follia – un tipo di inferno diverso da quello dantesco ma anch’esso avvolgente e devastante – mirabilmente espressa da Giacomo Balla nel suo dipinto intitolato Pazza. Non mancano, inoltre, opere che ci fanno immergere in “inferni” sulla terra contemporanei, come la guerra, le carceri, l’emarginazione sociale e l’abbandono.

Il pensiero che aleggia, dopo un viaggio così forte ed intenso, è che la vera risposta, salvifica, alla bruttezza dilagante dell’inferno in tutte le sue forme, oggi più che mai sta nella bellezza. Quella dell’arte che nutre l’anima e la eleva oltre ogni bassezza di cui, purtroppo, l’uomo è capace.

Cristina Di Giorgi

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