I giovani senza lavoro e certezze ma col pollice verde

Lo scollamento dei giovani italiani dalla realtà è allarmante. 

Analizzando un campione di ragazzi compresi tra i 16 ed i 25 anni, per un sondaggio realizzato da YouTrend, si scopre che per il 40% di loro la priorità per il futuro è il lavoro (e come dargli torto?), per un altro 40% la salute (giustissimo!), per il 39% i cambiamenti climatici, e già per questo terzo punto iniziano le note dolenti. 

A fronte di una priorità del 40% per il lavoro, solo il 29% degli intervistati ritiene che la sicurezza economica sia una priorità, ancora di meno, solamente il 23%, ritiene che l’equilibrio tra vita privata e lavoro sia essenziale. Ma il lavoro privo di garanzie economiche e che impedisce qualunque tipo di socializzazione esterna è in sostanza sfruttamento. E senza il tipo di garanzie e diritti connessi al lavoro – che sono i diritti dell’essere umano in sostanza – non si può pretendere di mettere su famiglia (di fatto solo il 19% del campione vede la famiglia come una priorità). 

Nulla di nuovo sotto il sole, ma la grande importanza data ai cambiamenti climatici (intesi più come “feticcio” ideologico) ed il crollo vertiginoso di tutto quel che è connesso alla propria stabilità personale dimostra che esiste un problema radicato nel rapporto tra i giovani ed il mondo di oggi. Se un falso problema, o comunque qualcosa che non è risolvibile dal singolo ma neanche da una sola comunità nazionale, diventa più importante dei problemi concreti che si hanno hic et nunc allora c’è una “questione giovanile” da analizzare ma che è diversa da quelle degli anni precedenti perché in questo caso a peccare di astrattismo e confusione mentale sono proprio le giovani generazioni più dei “vecchi”, magari proprio a causa di questi ultimi, ma non c’è un briciolo di reazione da parte di chi oggi è seduto sui banchi di scuola, su quelli dell’università o lavora 12 ore al giorno con l’aperitivo quale orizzonte ultimo dell’esistenza. 

La verità è che la nostra è una generazione di persone – continuando il trend degenerativo – che si adagia sul nulla cosmico che gli viene propinato.  

Restiamo precari a vita, facciamoci massacrare nella “trincea del lavoro” ma guai a non fare la raccolta differenziata. 

di Filippo Del Monte

Redazione

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