Pompei eros e mito e qualche rimpianto

Il ritorno nelle sale cinematografiche, seppur dovendo superare gli ostacoli dell’obbligo di esibizione del green pass all’ingresso e del dover tenere la mascherina per tutta la visione del film, sta lentamente riportando gli spettatori sulle comode poltrone destinate al grande schermo.

Nel boom di uscite, con film spesso pronti da uno o due anni e costretti a vari rinvii, figura anche il nuovo ciclo de “La grande arte al cinema” la cui prima parte, più esile rispetto agli anni precedenti, ha proposto nell’ordine: “Venezia, infinita avanguardia”; “Napoleone. Nel nome dell’arte” e “Pompei. Eros e mito”.

Quest’ultimo uscito proprio ieri e dotatosi del volto e della voce di Isabella Rossellini (in foto) come guida nel viaggio storico-culturale risulta, ahinoi, il meno riuscito dei tre.

La regia di Pappi Corsicato indugia a lungo, davvero troppo a lungo, su quesiti destinati a strizzare l’occhio al politicamente corretto in nome di una comparazione tra il presente e l’epoca romana priva di qualsivoglia contestualizzazione storica. Un errore imperdonabile sia quando ci si chiede, per venti minuti su meno di un’ora e trenta complessiva, se il rapporto tra Zeus (per l’occasione nelle forme di un cigno) e Leda sia stato consensuale o meno sia quando in ultimo si spinge alla conclusione che i due uomini trovati negli scavi della città campana accovacciati e rannicchiati l’un sull’altro come a voler proteggere l’altro da cenere e lapilli che di lì a poco li avrebbero sovrastati potrebbero essere stati amanti (e perché non parenti o amici?).

Non sarebbe uno scandalo considerando che l’omosessualità in quel periodo era perlopiù accettata ma è l’insistenza senza prova alcuna su un fatto non riscontrabile a generare noia in chi avrebbe voluto vedere di più di una delle meraviglie archeologiche della nostra Penisola senza dover fare i conti col pensiero unico e la cancel culture.

Luca Lezzi

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