Inaugurata a Roma la Casa dei Conservatori

Un evento straordinario di inaugurazione per la Casa dei conservatori, il Centro Studi Nazione Futura a Roma. Grazie di cuore alle tantissime persone che hanno partecipato, molti non sono riusciti a entrare ma avremo presto nuove occasioni per eventi e iniziative in un luogo che sarà uno spazio di elaborazione politico-culturale”. Con queste parole Francesco Giubilei ha raccontato sui social l’appuntamento di martedì 16 novembre.

La nuova sede, che si trova in via della Piramide Cestia, nel cuore della Capitale, a detta degli organizzatori si propone di essere la “casa dei conservatori italiani”, oltre che redazione del think tank Nazione Futura, della omonima rivista trimestrale cartacea e della casa editrice Giubilei Regnani. Ma non solo, perché la stessa “è anche uno spazio eventi per ospitare presentazioni di libri, incontri, conferenze e al tempo stesso un luogo di riflessione culturale in cui sorgerà una biblioteca del pensiero conservatore”.

Uno spazio fisico dunque, fondamentale per proseguire nell’attività portata avanti nei vari anni dall’associazione Nazione Futura quanto in particolare alla diffusione delle principali voci del conservatorismo italiano, europeo ed occidentale in generale.

Abbiamo chiesto a Francesco Giubilei di rispondere, in proposito, a qualche nostra domanda.

L’inaugurazione della Casa dei Conservatori è stata un grande successo. Vuoi dirci qualcosa in più sui motivi che ti hanno spinto ad aprirla?

La nostra idea è quella di dar vita a un luogo nel cuore di Roma che possa rappresentare uno spazio di incontro non solo per i conservatori ma per tutti gli amanti della cultura. Si tratta di un centro studi animato da Nazione Futura, che rappresenta sia la sede dell’associazione sia uno spazio per presentazioni di libri, convegni e un luogo in cui costruire una biblioteca del pensiero conservatore. È uno spazio fisico necessario per un’associazione come Nazione Futura che conta centinaia di iscritti in tutta Italia, edita una rivista trimestrale cartacea, un quotidiano online e collabora con i principali think tank e fondazioni conservatrici in Europa.

Quali sono i prossimi appuntamenti in programma?

Nelle prossime settimane abbiamo già fissato alcune presentazioni di libri e ospiteremo una delegazione di studenti universitari che verrà dall’Ungheria per una lezione sul conservatorismo italiano. Realizzeremo poi una serie di interviste a ospiti italiani ed europei con la finalità di incrementare la rete di realtà conservatrici con cui collaboriamo.

Puoi spiegarci, in breve, cosa significa essere conservatore?

Essere conservatori significa avere a cuore la nazione e il luogo in cui si è nati, essere conservatori significa amare la propria casa e la propria terra, significa conservare la nostra identità locale, italiana, europea, significa riconoscersi nei valori cristiani.

Essere conservatori vuol dire credere nella famiglia e nel senso di comunità, amare e difendere la libertà. Significa avere a cuore la natura e la nostra tradizione storica e culturale, guardare al futuro senza dimenticare il passato. Il conservatorismo non è un’ideologia quanto uno stato di natura, un modo di essere, uno stile di vita, un’attitudine. È ancor prima di una corrente politica, storica e culturale.

Perché secondo te a destra qualcuno considera, diciamo così, non esattamente in positivo il conservatorismo? E cosa diresti per far capire il tuo punto di vista?

Si tende a fare confusione su cosa sia il conservatorismo. Il conservatore viene spesso confuso con il liberale ma, pur essendoci alcuni punti in comune con il liberalismo classico, il conservatore non è un liberale.

L’altro errore che si tende a fare è confondere un conservatorismo di matrice latina e italiana come il nostro con il conservatorismo anglosassone e americano. Il nostro obiettivo con il Centro Studi Nazione Futura è proprio quello di diffondere, approfondire, studiare un conservatorismo italiano spiegandone le caratteristiche, gli autori, le posizioni dimostrando che in Italia esiste un’importante tradizione di stampo conservatore che è necessario diffondere e far conoscere.

Cristina Di Giorgi

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