Piero Tarticchio, l’ambrogino mancato

Una storia di occasioni mancate. Questo pare essere, in definitiva, il sunto di un interminabile dopoguerra italiano che con talune pagine, ora scomode, ora “poco opportune”, nel complesso politicamente del tutto sconvenienti, non riesce a fare i conti, conti che non tornano da decenni. Non torna che la memoria dei “vinti” non sia più ormai solo taciuta ma perfino negata, o quando non si può proprio fare a meno di silenziare tutto e tutti, apertamente sbeffeggiata o mistificata. Non torna che si neghino spazi, agibilità e legittimità ad associazioni impegnate nel solo intento di tramandare e far conoscere drammi oscuri della storia “resistenziale” come le foibe e la tragedia dell’esodo dalle terre d’Istria, Fiume e Dalmazia di migliaia di italiani, rei di esserlo.

E questo pur in presenza di una legge dello Stato, datata 2004, che quel ricordo lo ha istituzionalizzato e reso “di tutti”. Non torna ancora che denari pubblici vengano impiegati per sostenere iniziative, dalla grande città allo sperduto borgo, dichiaratamente volte a minimizzare quella vergogna nazionale tentando di stenderci sopra il più nero dei veli d’oblio.

Ecco quindi come non possa stupire, a conti (non) fatti, la notizia della benemerenza civica, la più alta, che proprio la sua città ha scelto di non riconoscergli. Piero Tarticchio (in foto), istriano di Gallesano trasferitosi a Milano dopo le tremende vicissitudini che hanno attraversato la terra e la storia della sua famiglia, non figurerà quest’anno tra i premiati dell’Ambrogino d’Oro, la cui cerimonia avrà il santo patrono meneghino come officiante spirituale il giorno della sua celebrazione: il 7 dicembre.

L’anno sembrava quello propizio per la tanto attesa “riconciliazione” tra Milano e quella fetta di storia patria ancora sanguinante quale quella rappresentata da quella comunità di esuli, o discendenti di esuli istriano-dalmati, così presente e ben radicata in città da sviluppare regolarmente momenti di approfondimento storico, iniziative simboliche, inviti alla riscoperta di patrimoni culturali e memorie dimenticate.

L’inaugurazione del grande Monumento in piazza della Repubblica, fortemente voluto da Tarticchio, durante la quale il sindaco Sala sostenne solennemente come “tra le forze che compongono la mia amministrazione non ci sia spazio alcuno per  i negazionisti delle foibe”, apriva spiragli di speranza per un ulteriore segnale di distensione e di riconoscimento, seppur tardivo, nei confronti di una intera comunità. Segnale che l’Ambrogino all’esule istriano simbolo di quella tragedia dimenticata avrebbe non certo sancito la nascita di una qualche (improbabile e concettualmente fasulla) “memoria condivisa”, ma costituito, questo sì, un gesto di coraggio forte. Soprattutto da parte di un’amministrazione e di un sindaco i quali certo non passeranno alla storia che come zelanti assertori di narrazioni ideologiche fuori dal tempo.

di Gianluca Kamal

Redazione

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