Dizionario della nuova normalità: hashtag

Se c’è un aspetto in particolare da prendere in considerazione riguardo all’attuale periodo di allarmismi e confusione, questi è sicuramente il risalto mediatico. La paura non la si avverte se non è canalizzata attraverso i vari mezzi di comunicazione come TV e social media. È in questi luoghi virtuali che campeggiano immagini, dati, numeri, frasi ad effetto e slogan coloriti da hashtag per una più rapida ed efficace diffusione.

Il simbolo # è stato ed è tuttora uno dei protagonisti indiscussi legati alle vicende relative al Covid-19. Analizzandone i più utilizzati è possibile ricostruire una vera e propria cronaca della pandemia: si è cominciato dai più intuitivi #Covid19 e #Coronavirus per poi alzare l’asticella della preoccupazione con #restiamoacasa, #lockdown, #quarantena, #distanziamentosociale, #iomivaccino, arrivando ad includere i relativi hashtag provenienti dalla lingua inglese che per ovvie ragioni ci limiteremo a risparmiare.

La funzione di questo insieme di metadati è sostanzialmente quella di informare e creare argomenti di tendenza all’interno delle reti sociali. Nel caso in questione, tutto quanto espresso dopo il simbolo del cancelletto (sia essa una parola o una frase) genera una mole di informazioni che possono facilmente influenzare chi le consulta. Ciò che emerge è che qui non si tratta semplicemente di guadagnare popolarità ma di attuare una ben consolidata strategia comunicativa: spostare l’attenzione dell’utente medio verso una tematica di esclusivo appannaggio medico-scientifico.

A partire da queste parole chiave alquanto familiari si discute sull’indice di trasmissibilità del virus, sull’efficacia e la conformità dei dispositivi di protezione individuale, sulla durata della quarantena o dell’attribuzione di un determinato colore alla propria zona. Insomma, si sdogana ampiamente il linguaggio del Covid dai canali tradizionali di informazione ai social media alla ricerca di un bacino di utenza sempre maggiore.

Ora, essendo questo impiego specialistico degli hashtag direttamente proporzionale o quasi alla durata dello stato di emergenza, forse è il caso di ricominciare a ragionare con il proprio cervello senza farsi condizionare da messaggi etichettati o diciture di sorta.

di Gianluca Kamal

Redazione

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