La storia poco nota del Milite Ignoto / seconda parte

Glorie e miserie del passato

Abbiamo accennato al fatto che il PSI boicottò le celebrazioni in onore del Milite Ignoto – e ad esso si associarono sia i repubblicani che gli anarchici – in quanto considerate manifestazioni militariste, “borghesi”, monarchiche e quant’altro. Una “speculazione nazionalista” a sostegno di una politica intesista apportatrice di nuove guerre, secondo il Partito Socialista Italiano (cfr. la comunicazione della Direzione nazionale del PSI del 27 ottobre 1921). La critica fu comunque sottotono, anche per una congenita paura ad esporsi su un tema così delicato che, dopo l’infuriare dello squadrismo nei mesi precedenti, avrebbe potuto rinfocolare la reazione e provocare una nuova ondata squadrista – anche questa volta giustificata dall’opinione pubblica – dagli esiti disastrosi per il movimento socialista, già in ritirata su tutti i fronti. Il 2 novembre 1921, il Convegno dei Consiglieri provinciali della Federazione Socialista Laziale richiamò l’attenzione di tutti sul comunicato della Lega dei Comuni socialisti e della Direzione del PSI, riaffermando di “restare assenti a queste glorificazioni della guerra”. La Lega Proletaria fra i Mutilati e Invalidi di Guerra lanciò un manifesto ai compagni e ai lavoratori tutti in cui annunciava la non partecipazione alla manifestazione, per non confondersi con i guerrafondai, “i corvi della guerra nefasta e della pace iniqua”, i “pescicani arricchiti”, i “nostri carnefici” e la loro “ipocrisia patriottica”. Un manifesto dove si parlava di “tristi onori” alla salma dell’Ignoto, cui andava comunque tutto il rispetto della Lega (cfr. Per il “Milite Ignoto”, “Avanti!”, edizione romana, a. XXV, n. 263, 4 novembre 1921).
L’“Avanti!” tentò in tutti i modi di sminuire l’oceanica manifestazione di popolo che si verificò al passaggio del feretro e l’apoteosi che si registrò al Vittoriano. Probabilmente, come sovente era capitato nei mesi precedenti, i socialisti non riuscivano più a comprendere la realtà che li circondava e brancolavano nel buio fabbricandosi una “realtà parallela” dove loro avessero “ragione”, sempre e comunque.
Il 3 novembre 1921, le Autorità impedirono l’affissione di un manifesto dell’Unione Socialista Romana e della Camera Confederale del Lavoro (tanto per ricordare le “libertà” che si assaporavano prima dell’avvento del fascismo). In questo manifesto la Grande Guerra era appellata come la “più grande carneficina contemporanea” e si accusavano i guerrafondai di sfruttare il Milite Ignoto per la loro propaganda: se il Milite Ignoto avesse potuto parlare, avrebbe maledetto la guerra.
Vi è tutta l’amarezza per una oceanica manifestazione di popolo in nome della Patria che si realizza con tanta facilità dopo decenni di propaganda socialista antipatriottica:

“In realtà la cerimonia dell’Ottobre 1921 divenne una manifestazione che conteneva di già i germi del nazionalismo dannunziano più enfatico e deleterio, che avrebbero poi generato il fenomeno del fascismo, era pre-fascista essa stessa e, in seguito, diverrà strumentale per l’abile propaganda fascista, per il mito della morte corale, di massa, della ‘bella morte’ tanto esaltata e portata ad esempio nelle scuole, nelle palestre e nelle camerate dei giovani. Nei sacrari (molteplici ed ossessivi nel primo dopoguerra, da quello del Grappa al Sacrario di Redipuglia), l’aria di quell’oscuro e per certi versi coinvolgente corteo ferroviario vaga ancora imperterrita, coniugando reducismo e fascismo e trascinando, infine, nel Ventennio, l’avvoltoio della morte e della guerra nell’Italia protesa ai fasti imperiali del 1936. […] Quel corteo contribuì, infine, a creare il malinteso e ipertrofico senso di amor di Patria e di ‘onore’ che indusse molti giovani a combattere la liberazione del 1945, vale a dire a schierarsi dalla parte sbagliata”.

Le parole di Cossu inquadrano la mitologia del Milite Ignoto nella Storia d’Italia – di cui il fascismo, ovviamente, fa integralmente parte, quella storia che i marxisti hanno sempre rigettato, finendo essi stessi rigettati.

Religione della Patria

Su ben altri livelli si è espresso Sergio Luzzato che ha definito la cerimonia “sacro corteo”, “la manifestazione più importante della nostra Storia, ricca di simboli, significati” (cfr. S. Luzzato, Corpo. Il Milite Ignoto, figlio d’Italia, conversazione n. 8, Teatro “Verdi”, Trieste, 12 aprile 2015).
Da lì – aggiungiamo noi – tutto parte e negli anni successivi ci saranno altre “importanti manifestazioni popolari della nostra Storia”, in nome della Patria, dei suoi valori posti finalmente a fondamento di una comunità nazionale che si svegliava a Popolo, che diveniva Nazione. In quell’autunno 1921, i sovversivi semplicemente si eclissarono davanti ad una celebrazione patriottica senza precedenti, dove la fecero da padroni fascisti e nazionalisti. Tuttavia, fuorviante sarebbe pensare ad un’indebita speculazione politica. La manifestazione fu di per sé apartitica, patriottica sicuramente, quindi inclusiva. I socialisti, i comunisti, gli anarchici – che la Patria rinnegavano – scelsero di “stare fuori”, non dalla manifestazione, ma dalla comunità nazionale che in quel rito si riconosceva, forse per la prima volta dopo la straordinaria ed irripetibile esperienza della trincea, senza distinzione di partito.

I fascisti e i nazionalisti, semplicemente, raccoglievano il frutto di una battaglia intrapresa all’indomani della fine della Grande Guerra, vinta – si può dire con certezza oggi – dagli squadristi in quei primi mesi del 1921. In molte altre città si tennero quel 4 novembre imponenti manifestazioni per ricordare la Vittoria, come a Torino, come a Milano, dove fu lo stesso Benito Mussolini ad aprire il corteo patriottico. Il ruolo del fascismo fu riconosciuto pubblicamente. Tuttavia, in quei giorni i Fasci – e lo stesso Mussolini – erano impegnati politicamente su ben altri lidi, dovendo preparare la grande assise capitolina del 7-10 novembre 1921, durante la quale – se superata la crisi interna in cui si dibattevano ormai da settimane – sarebbe nato il Partito Nazionale Fascista… ma questa è tutta un’altra storia.

di Pietro Cappellari

a cura di Verticale-Blog

Redazione

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