La storia poco nota del Milite Ignoto / prima parte

La “scelta” della Patria

Un’attenta analisi della mitologia del Milite Ignoto dovrebbe partire proprio dal concetto di “scelta”, ossia lo schierarsi, come in battaglia, in difesa di tutto un bagaglio di valori nazional-popolari che l’internazionalismo di destra e di sinistra – come allora, oggi – voleva cancellare. La massonica Società delle Nazioni, l’internazionale socialista, la rivoluzione bolscevica, avevano tutte uno stesso fine: la “storicizzazione” – e, quindi, la liquidazione politica e fisica – di tutto un mondo fatto di Tradizioni, di Popoli, di Nazioni. Ovviamente, col miraggio di creare un “Paradiso in terra” che, come la storia ci insegna, purtroppo era solo un “inferno reale” ammantato di buoni propositi. Ecco, contro tutto ciò, in quel 1921 piombò – è proprio il caso di dirlo – il Milite Ignoto, a sugellare il cambio di un’epoca, la fine di un tempo che non era giunto a compimento. Infatti, in Italia, come in altre Nazioni europee, la fine della Grande Guerra provocò lo scatenamento di forti crisi sociali, convulsioni in cui si agitò, violentemente, lo spettro del bolscevismo. Il Bienno Rosso 1919-1920 – questo dimenticato dalla storiografia accademica italiana – fu per tutti il preludio della prossima, ineluttabile insurrezione massimalista in Italia e della “salutare” instaurazione della dittatura del proletariato che, con il suo necessario sanguinoso strascico di sangue, avrebbe aperto un’era di pace e di prosperità per i lavoratori italiani. Gli Ufficiali, i decorati al Valor Militare, i Mutilati erano insultati e picchiati in strada per il solo fatto di portare una divisa o un nastrino; il tricolore – e gli stessi Monumenti ai Caduti – oltraggiati e vilipesi; sui balconi dei Comuni a maggioranza socialista il vessillo nazionale sostituito dalla bandiera rossa; le manifestazioni patriottiche in ricordo della Vittoria nel recente conflitto addirittura vietate dalle Autorità costituite per timore di incidenti. Ecco, mentre tutto ciò accadeva, improvvisamente, in Italia, si alzò il vento della reazione. Nacque, in quelle prime settimane del 1921, lo squadrismo che in pochissimo tempo spazzò via il sovversivismo dalle strade e dalle campagne d’Italia dove fino ad allora aveva dominato, invertendo incredibilmente il rapporto di forze, che vedeva all’inizio i fascisti solo una sparuta minoranza. Non a caso furono proprio i fascisti ad avere un ruolo centrale in tutta l’Operazione “Milite Ignoto”. Sebbene ideata dal Col. Douhet nell’agosto 1920 (che chiese la sepoltura del Soldato al Pantheon) e proposta per la prima volta nel giugno del 1921 dal Ministro della Guerra Rodinò, fu l’Onorevole Cesare Maria De Vecchi – Comandante degli squadristi torinesi e relatore alla Camera per la Commissione Esercito e Marina Militare – a farsi alfiere di questa operazione, scegliendo la data del 4 Novembre, da elevare a “solennità nazionale”, per la celebrazione e stabilendo l’inumazione del Milite Ignoto al Vittoriano, «perché quivi il popolo potrà, meglio che altrove, in grandi pellegrinaggi rendere i più alti onori al morto che è tutti i morti, che è primo e supremo artefice della nuova storia».

Fu l’Onorevole Giovanni Giuriati – nazionalista, irredentista, Ufficiale Volontario di Guerra, due Medaglie d’Argento al Valor Militare, Legionario fiumano, fascista – a scrivere di suo pugno la motivazione con la quale il Milite Ignoto venne insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare:

“Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la Vittoria e la grandezza della Patria”.

Ecco il perché il Milite Ignoto rappresenta una “scelta”, la scelta della Patria. Dei suoi valori. Al di fuori – e non dall’altra parte – tutti coloro che quei valori rinnegavano e vilipendevano. La manifestazione nazionale di popolo che si ebbe in quell’Autunno 1921 non aveva precedenti: simboleggiò l’inizio di una nuova era, sugellò la fine di un’altra che non era nemmeno nata. Quel giorno si certificava ufficialmente la fine del Biennio Rosso e la nascita di una nuova Italia.

di Pietro Cappellari

a cura di Verticale-Blog

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto