L’epopea gloriosa dei cavalieri della montagna

Un romanzo di formazione in cui l’evoluzione del protagonista fatta di passaggi fondamentali quali amore, amicizia, cameratismo, politica, pubblicistica e il perno della passione per l’escursionismo si fondono con i tratti tipici del romanzo storico attraverso un metodo induttivo che dal particolare (la realtà di Milano e delle province di Lecco e Como) arriva a spiegare l’universale (la rivoluzione attuata dalle camicie nere nel corso del Biennio rosso).

Questo in estrema sintesi il riassunto, privo di anticipazioni per chi vorrà leggerlo, del testo “I cavalieri della montagna” di Sandro Prada rieditato da Aspis, a quasi novant’anni dalla prima uscita, con una prefazione dello storico Marco Cimmino.

Con dialoghi che riadattano l’autenticità di molti avvenimenti accaduti realmente nel corso dei primi anni Venti del Novecento il libro si legge d’un sol fiato trascinando il lettore, persino quello privo di nozioni tecniche sulle scalate delle pareti montuose, nei luoghi spesso veri protagonisti delle vicende narrate in cui gli ex arditi-fiumani fondatori del gruppo che presta il nome al titolo dell’opera e della rivista La Vetta Tricolore si contendono spazi, sentieri, agibilità politica e persino il cuore delle loro coetanee con le Mosche rosse di matrice bolscevica.

Luca Lezzi

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