Dizionario della nuova normalità: lockdown

Strana storia quella della gestione del fenomeno epidemico da parte dell’Italia, da parte di tutte le sue massime componenti decisionali. Dapprima abbiamo assistito ad una sostanziale negazione della rilevanza della diffusione virale partita dalla Cina, poi ad una critica della Cina stessa che confinava in modo eccessivo. Successivamente il panico più totale, con addirittura frange di popolazione che invocavano fantomatici ed irrealizzabili (eticamente prima che materialmente) “modelli cinesi” per contenere la prima grande ondata di contagi. Infine, ai primi di marzo 2020, la misura estrema e brutale del confinamento domiciliare. “Lockdown” è divenuta la parola magica, lo strumento principe contro le “arti oscure” del virus. Poco importa se mancassero le prove che indicassero correlazioni precise fra il grado di chiusura delle attività produttive e la riduzione dei contagi. E le strade deserte, le piazze fantasma, i balconi dai quali voci, folkloriche e disperate, di gente che cantava contribuivano semmai a farci sentire ancora più soli, senza nemmeno più la paura del ridicolo, tanto in basso si era sprofondati. E gli effetti? Relativamente bassi sulla mortalità della popolazione. E se poi si prendono in considerazione, per un obiettivo raffronto, i decessi in più causati dalle implicazioni del lockdown, quali mancate diagnosi, cure non effettuate sui malati gravi, femminicidi e suicidi, ecco che il conto presentato da una misura ai limiti del criminoso abbiamo appena cominciato a saldarlo. Di un elemento si può essere oggi certi: quasi due anni tra lockdown hard, soft o yo-yo, ben lungi dal costituire una misura di contenimento dotata di una qualche logica se non quella di abituare gradualmente i popoli all’isolamento fisico e psicologico nell’ottica di un mondo di fatto resettato e regredito, ci consegnano un’umanità sconvolta e smarrita, la cui speranza di rinascita è aggrappata all’insorgere di nuove èlites spirituali alle quali, come intuiva Ernst Junger (in foto), “non sarà mai sottratta la scelta”. Per provare a resistere.

di Gianluca Kamal

Redazione

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