Dizionario della nuova normalità: green pass

Come avviene ogni qualvolta s’instauri un nuovo tipo di regime, nel nostro caso basato su uno stato di emergenza più volte prorogato e che di fatto ha sospeso le normali garanzie costituzionali, il risultato è, com’è successo nel corso della storia, la discriminazione di una categoria di uomini, i quali divengono automaticamente cittadini di seconda classe. A questo pare ormai mirare l’introduzione del c.d. certificato verde o “Green pass”. Così come pare ormai sotto gli occhi di tutti come la discriminazione in atto si fondi su ragioni eminentemente politiche e non già su appurate certezze scientifiche oggettive, dal momento che il dibattito sulla sicurezza e reale efficacia dei vaccini sia tuttora in corso, vuoi soprattutto per il carattere apertamente sperimentale rivestito da essi. La discriminazione, scavando più a fondo con l’analisi, è doppia. Da una parte gli sprovvisti di “tessera verde” subiranno, “piano piano e poi all’improvviso” come scriveva Hemingway, una vera e propria esclusione dalla vita sociale; dall’altra, questa discriminazione è una conseguenza necessaria e calcolata che prende di mira in realtà l’insieme della popolazione munita della predetta tessera. Per controllarne, sorvegliarne (e punire) e regolamentarne il minimo spostamento. Per andare al cinema così come per andare al ristorante. Ciò fa del non tesserato, paradossalmente, un cittadino più “libero” in quanto non (ancora) del tutto tracciabile o censibile. E’ significativo che la Cina abbia annunciato che manterrà i suoi sistemi di tracciamento e controllo anche dopo la fine della pandemia. Proprio perché in gioco non è la salute pubblica, quanto il controllo della popolazione.

di Gianluca Kamal

Redazione

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