Dizionario della nuova normalità: epidemia

Più che sul conteggio delle vittime, più che una dotta (ma inutile) disquisizione filologica sul significato del termine se posto in confronto una “pandemia”, a dover essere preso in esame, a distanza di quasi due anni dallo scoppio dell’afflizione, sono le ragioni per le quali media e autorità si sono adoperate per diffondere un clima di panico, provocando un vero e proprio stato di eccezione, con gravi limitazioni dei movimenti e una sospensione del normale funzionamento delle condizioni di vita e di lavoro di una intera nazione. Si direbbe che, esaurito il terrorismo come causa di provvedimenti straordinari, l’invenzione di un’epidemia possa offrire il pretesto ideale per ampliarli oltre ogni limite. Un fattore d’analisi è in aggiunta la condizione di insicurezza e paura che in questi anni si è evidentemente diffusa nelle coscienze degli individui e che si traduce in un vero e proprio bisogno di stati di panico collettivo, al quale l’epidemia offre ancora una volta il pretesto ideale. Una gigantesca onda di paura, causata dal più piccolo essere esistente, sta percorrendo l’umanità, infestandone innanzitutto le fibre vitali prima che i corpi, e i potenti del mondo la guidano e orientano secondo i loro fini. In questo modo, in un perverso circolo vizioso, la limitazione della libertà imposta dai governi viene accettata in nome di un desiderio di sicurezza dagli stessi governi indotto e che ora intervengono per soddisfarlo.

di Gianluca Kamal

Redazione

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