D’Annunzio, meglio un buon libro che un cattivo film

L’allentamento delle restrizioni e la riapertura dei cinema ci ha permesso di tornare a godere della visione di una pellicola in compagnia di amici e parenti comodamente seduti su una poltrona davanti al maxi-schermo dopo mesi di Netflix, Amazon prime e pay tv varie.

La voglia di normalità, di ripristinare ciò che era abitudine e prassi ha giocato il ruolo decisivo, come la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, anche nel decidere di recarsi a vedere un film sospetto e dal trailer ambiguo.

Parliamo de “Il Cattivo poeta” l’opera che, anziché celebrare Gabriele D’Annunzio per i tanti e innumerevoli aspetti che la sua biografia consente (dalle imprese militari a quelle epiche, dalla scrittura alla poesia), cade nella solita e inutile riproposizione di un antifascismo in assenza di fascismo.

Chiariamoci il film non è poi così male, certo sarebbe stato più affascinante qualsiasi altro periodo della vita dell’illustre intellettuale: dalla Prima guerra mondiale all’impresa di Fiume o ancor più a ritroso nel primo Novecento. Quello che non convince è il motivo per cui la scelta è stata fatta ricadere sulla seconda metà degli anni Trenta. E allora senza spoilerare ma per amor della verità diciamocelo chiaramente: si è voluta calcare la mano per fornire agli spettatori l’immagine di un D’Annunzio antifascista.

Una tesi che non sta in piedi, che disgusta anche solo per il tempo che occorrerebbe a smontare passo dopo passo i sapienti che, resisi conto del detto popolare che vuole che quel periodo storico “fece anche cose buone”, devono eliminare ogni traccia del Ventennio dalla storia della nazione.

E allora ricordando solamente che il nativo di Pescara insieme al nemico-amico Filippo Tommaso Marinetti fu tra i primi firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti redatto da Giovanni Gentile, fatto che ci basta a stroncare qualsiasi tentativo di revisionismo storico, preferiamo consigliare un buon libro.

Senza ripetere la recensione, già formulata su queste colonne dal nostro esperto di Futurismo (l’abruzzese Guido Santulli), la scelta ricade sul “D’Annunzio intimo” edito da Aspis.

Chiunque voglia conoscere il letterato potrà di certo farlo più attraverso un buon libro che un cattivo film.

Se poi il testo in questione “ricostruisce, passo dopo passo, il legame di amore ed odio che ha visto come protagonisti D’Annunzio e Marinetti” allora il quadro è completo.

Luca Lezzi

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