Il Re soldato nel «Risorgimento lungo» italiano, il libro di Stefano Papa

La Grande Guerra del 1915-1918 ha rappresentato la prima vera grande prova per il popolo italiano da poco unito. Si dice spesso che l’esperienza delle trincee abbia plasmato l’anima nazionale italiana molto più del Risorgimento. Chi scrive è un sostenitore della tesi storiografica del “Risorgimento lungo”, dell’idea cioè che il processo unitario nazionale si concluda solo ed esclusivamente nel 1918, con la vittoria del Regno d’Italia nella Prima Guerra Mondiale e lo sfaldamento del “nemico atavico”, l’Impero Austro-Ungarico.

Sulla scia del “Risorgimento lungo” e quasi a confermare questa tesi si colloca il libro di Stefano Papa intitolato “Il Re Soldato e il Convegno di Peschiera – 8 novembre 1917” (Etabeta, Lesmo, 2020) che fin dalle prime pagine chiarisce che «la Prima Guerra Mondiale infatti, per le motivazioni e le aspirazioni dell’Italia, venne vissuta come il compimento del Risorgimento in successione temporale alle tre precedenti Guerre d’Indipendenza del 1848, 1859 e 1866, per risolvere definitivamente le questioni sospese relative alle rivendicazioni territoriali ed acquisire, nel contempo, un ruolo da protagonista nel Mediterraneo e nell’area balcanica».

Come già il titolo sta ad indicare, nell’intera opera è preponderante l’analisi delle scelte politiche di Re Vittorio Emanuele III – e dunque della questione della “guerra regia” che accompagna da sempre le riflessioni coeve e successive, quale problema storiografico, sul Risorgimento italiano – in particolare quelle durante la complessa vicenda della battaglia di Caporetto, scatenata dagli austro-tedeschi il 24 ottobre 1917, che sembrò poter far crollare il fronte italiano e condurre alla sconfitta di Roma.

L’8 novembre 1917, nel pieno della battaglia, quando le truppe italiane avevano già iniziato però a ripiegare ordinatamente dopo il pericoloso sbandamento iniziale (a tal proposito i tomi “La guerra alla fronte italiana” di Luigi Cadorna sono illuminanti), a Peschiera si svolse una fondamentale conferenza interalleata alla quale parteciparono per l’Italia il Re Vittorio Emanuele III, il Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando e il Ministro degli Esteri Sidney Sonnino, per la Gran Bretagna il Primo Ministro Lloyd Gorge accompagnato dal Consigliere militare generale, il sudafricano Jan Christiaan Smuts, e dal Segretario del gabinetto di guerra Maurice Hankey, per la Francia erano invece presenti il Primo Ministro Paul Painlevé in compagnia del Ministro della Guerra Franklin Bouillon e del Consigliere militare maggiore Jacques Heibronner. Nell’intervento di apertura Lloyd George si concentrò sul “dovere” degli alleati di venire incontro all’Italia, anche nell’interesse di Francia e Inghilterra.

Per tutta la durata della riunione il sovrano difese a spada tratta le strategie difensive dell’esercito italiano sulla riva del Piave, assicurando che l’accorciamento della linea del fronte ed il concentramento delle forze dietro la sponda del fiume avrebbe garantito non solo la tenuta del meccanismo difensivo ma anche permesso la controffensiva. La storiografia ha spesso ridotto la presenza del Re nel Convegno a quella di “comparsa”, un attore passivo invitato per obblighi cerimoniali, quando invece – riprendendo anche la fondamentale opera del capo di gabinetto di Sonnino Luigi Aldrovrandi Marescotti “Guerra diplomatica”, Mondadori, 1936 – Stefano Papa dimostra quanto il Re fu attore politico di primaria importanza per tutta la durata del convegno.

Fu Vittorio Emanuele III a garantire per l’Italia in quel difficile frangente, il più terribile della sua breve storia unitaria, ed a spingere gli alleati franco-britannici a spostare forze lungo la linea del Piave, nelle zone a più alto rischio, per dare manforte ai soldati italiani.

Le vittoriose battaglie d’arresto e del solstizio dimostrarono che il Re aveva avuto ragione a Peschiera, anche perché, stando alle parole di un pezzo da novanta dello schieramento nemico come il generale tedesco Erich Ludendorff, furono la tenuta del meccanismo difensivo italiano e la successiva controffensiva culminata a Vittorio Veneto a causare la sconfitta degli Imperi Centrali molto più delle battaglie finali sul fronte occidentale (Meine Kriegserinnerungen 1914–1918, Berlino, Ernst Siegfried Mittler und Sohn, 1919). Fu l’intervento del Re a determinare le sorti della guerra sul fronte italiano e, leggendo il resoconto di Papa del Convegno di Peschiera, ci si rende conto del fatto che non sia azzardato unire i concetti di “guerra nazionale” e “guerra regia” per spiegare il cambiamento di prospettiva dello sforzo bellico italiano intercorso tra Caporetto e Vittorio Veneto.

Il libro di Stefano Papa è un’opera che, rivolta ad un pubblico non specialistico e per questo di più facile fruizione, andrebbe letta e meditata per riaprire il dibattito su alcuni eventi della Grande Guerra, in particolare sulla sua storia politica che possa mettere bene a fuoco il ruolo guida del Re sicuramente quale comandante supremo delle forze armate ma direttamente quale capo dello Stato “governante attivo” durante il conflitto.

di Filippo Del Monte

Redazione

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