Italexit, la nuova (e sola) fronda euroscettica del Parlamento italiano

All’alba del governo di Mario Draghi si sono visti cambiare repentinamente molti equilibri parlamentari: si è visto un Movimento 5 Stelle proporre alla piattaforma Rousseau il sostegno a un governo di larghe intese presieduto dall’ex-presidente della BCE e fortemente voluto da Renzi, si è visto vincere questa proposta, Di Battista uscire e qualcuno suggerire di ricreare il gruppo parlamentare dell’Italia Dei Valori dopo quasi 8 anni di assenza con i fuoriusciti dal movimento. Ma si è anche visto Matteo Salvini andare al governo con il Partito Democratico, Più Europa e Liberi e Uguali, lasciando Fratelli d’Italia come sola forza organizzata d’opposizione.

Considerato il netto prevalere della linea giorgettiana in Lega e la consolidata posizione alter-europeista di Giorgia Meloni, d’un tratto l’opposizione all’Unione Europea, che era divenuto un tratto caratteristico (e giudicato all’estero molto preoccupante) del Parlamento italiano invaso dal sovranismo del 2018, scompare completamente. L’Italia da primo Paese ad avere una maggioranza euroscettica in Europa occidentale si trova ad essere (nella stessa legislatura) ora l’unico a non avere forze euroscettiche nel proprio Parlamento.

Almeno a prima vista: il senatore Gianluigi Paragone, giornalista milanese in passato vicino alla Lega bossiana e nel 2018 candidato nelle file del Movimento 5 Stelle, dopo essere uscito in coerente polemica con la scelta dei propri capi gruppo di andare al governo col Pd, ha dato vita a gennaio ad un nuovo soggetto partitico, Italexit, che al suo primo punto l’obiettivo di uscire dall’Unione Europea.
La manifestazione indetta a Roma contro il governo Draghi è occasione per un confronto con lui.

C’è una base del Movimento 5 Stelle ancora coerente con le idee originali dei pentastellati?

“Abbiamo visto  un’indubbia saturazione del progetto grillino che si allinea così al peggior trasformismo della Prima Repubblica. Sicuramente una parte dell’elettorato è rimasta profondamente delusa e per quanto possa essere stata felice di alcuni dei risultati sociali ottenuti dal M5S in questa legislatura, tradire tutte le proprie idee, attaccare Pd come Lega per poi andarci a governare insieme, abbandonare l’opposizione alla TAV, ai Benetton è una rottura troppo grande. Non vedo quindi possibile parlare di una base grillina coerente opposta alla linea del M5S in questo momento.
Vi è sicuramente anche chi, in buona fede, si ostina ancora a credere che il M5S voglia ancora quelle istanze e le voglia raggiungere con un atteggiamento più “riformista”,  ma penso che a breve tutti, come Di Battista, apriranno gli occhi sulla realtà delle cose”.

Italexit intende accordarsi con altre forze euroscettiche presenti nel Paese o anche direttamente con il centrodestra?

Anche su questo siamo in fase di costruzione effettiva del partito perché la stabilizzazione è tutto. So che è limitante, ma riteniamo fondamentale prima diffondere la nostra organizzazione territorialmente e sul nostro sito è visibile la forte attività in banchetti, sportelli informativi e presidi che abbiamo condotto in tante province italiane. Al netto della democrazia interna che maturerà il da farsi non ci precludiamo a rapporti di collaborazione. Basta che non si faccia una sorta di Ulivo sovranista, perché quella sarebbe senza dubbio una dispersione di forza e contenuto”.

Di soggetti partitici creati in Parlamento ma senza alcun riscontro reale al suo esterno ne abbiamo visti tanti nella storia repubblicana: dalla scissione conservatrice del Msi Democrazia Nazionale nel ’77 a L’Italia Di Mezzo di Marco Follini nel 2006. Tuttavia Italexit sembra far proprie istanze politiche che dagli organi rappresentativi nazionali sono state cancellate non elettoralmente, ma artificialmente e questo, se sfruttato bene, potrebbe essere il suo grande punto di forza in vista dell’ambizione di diventare qualcosa di ben più esteso della pagina Facebook di un senatore.

di Lorenzo Roselli

Redazione

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