La trasformazione nazionale ed europeista della Lega, il dossier di NF

L’ingresso al governo guidato da Mario Draghi da parte della Lega ha fatto storcere il naso a tanti elettori del carroccio e a diversi analisti. Non a quelli del laboratorio politico Nazione Futura che nella pubblicazione del dossier “Il progetto della Lega Italia. Come cambia il partito di Salvini dal sovranismo all’Europa” (scaricabile gratuitamente qui) sottolineano la compattezza dei gruppi parlamentari nel sostenere senza riserve la nuova fase governista del partito, sicuramente più clamorosa dell’adesione all’esperimento populista decretato dal governo giallo-verde con il Movimento 5 Stelle.

Un partito, come ricordato già in precedenti pubblicazioni dal presidente di NF Francesco Giubilei, post-ideologico e non ascrivibile come Fratelli d’Italia alla sola etichetta di “destra”. Se a lasciare il movimento guidato da Matteo Salvini all’indomani dell’appoggio al nuovo esecutivo sono stati solo pochi esponenti approdati nelle fila meloniane, la biforcazione indicata da numerosi media tra l’ala populista di Salvini e quella popolare ed europeista di Giancarlo Giorgetti non sembra preoccupare il think tank NF che vede, invece, nella trasformazione in atto un’ulteriore crescita e legittimazione in vista delle future tornate elettorali per l’ex partito del solo Nord del Paese.

Proprio da qui e dal concetto ormai superato di partito legato solo ad una fetta del territorio italiano partono le premesse per un’affermazione del progetto “Lega Italia” già riscontrabile nello slogan “Prima gli italiani” usato sempre più spesso dal leader milanese.

Una trasformazione votata alla creazione di “un partito di governo a vocazione maggioritaria con al suo interno varie anime, in grado di attrarre un nuovo elettorato” destinato a formulare le premesse per un “sovranismo maturo”, necessario, secondo il filosofo Corrado Ocone, nel momento in cui le opzioni praticabili restavano solo due: l’istituzionalizzazione o l’accettazione di uno smussamento dei bisogni e delle esigenze sottolineate finora quando ad occuparsene fossero intervenuti gli stessi nemici che combattono quelle istanze da una posizione privilegiata.

Ad arricchire questa tesi nel documento vengono riportate le affermazioni del professor Paolo Becchi, occupatosi di “sovranismo” nelle sue due ultime pubblicazioni, che pone il focus sulla necessità di “un federalismo nazionale che parta dalle periferie verso il centro e non viceversa”. Maturato attraverso un confronto interno in cui anche gli iniziali critici dell’Unione Europea hanno riconosciuto i cambiamenti evidenti di posizionamento da parte dell’organismo sovranazionale.

Senza dimenticare che i numeri della Lega insieme a quelli di Forza Italia permettono una ripresa del concetto schmittiano di “anticamera” per condizionare concretamente il lavoro del governo.

Di pari passo gli stessi analisti pungolati sulla scelta diametralmente opposta di Giorgia Meloni e FdI ne riconoscono la coerenza e la possibilità da parte delle anime di centrodestra di marciare divise per riunificarsi, elettoralmente e programmaticamente, nel momento del ritorno alle urne.

Meno convincente appare la parte finale del documento che riconosce alla Lega un’apertura verso la cultura rappresentata dai nove assessori regionali destinati a queste deleghe di cui francamente non si riscontra il lavoro né a livello nazionale né sui territori amministrati. Fatta eccezione per il Centro studi Machiavelli espressione del già sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi ci sentiamo di concordare col professor Marco Tarchi quando afferma che “un tempo i politici leggevano le riviste culturali d’area, mentre oggi sono troppo impegnati a farsi sentire sui social” incappando in evitabilissime gaffes , aggiungiamo noi, come quella che ha riguardato proprio la neo sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni.

Luca Lezzi

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