Prima casa, il governo Draghi pensa di reintrodurre l’Imu

È trascorso un mese scarso dalla nota audizione alla Camera dei Deputati in cui la Banca d’Italia sollecitava i rappresentanti del popolo ad incrementare la tassazione sugli immobili, proponendo la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa. La proposta in questione ha suscitato nell’opinione pubblica ed a livello politico clamore e perplessità, prima di essere oscurata dal circo mediatico inaugurato dalla crisi di Governo.

Attualmente è esente dall’imposta municipale unica (Imu) l’abitazione principale -fanno eccezione le ‘case di lusso’- ma con la nascita del nuovo esecutivo il panorama sembra essere destinato a cambiare.

Il neo-nato governo è più che mai vicino alla Banca d’Italia. Mario Draghi ha ricoperto la carica di Governatore dell’istituto di credito in questione per sei anni, dal 29 dicembre 2005 al 31 ottobre 2011, venendone nominato Governatore onorario nel 2012.

Protagonisti del nuovo esecutivo saranno molti collaboratori provenienti dalla Banca d’Italia, tra i quali principalmente Daniele Franco, nuovo Ministro dell’Economia e delle Finanze, e Paola Ansuini, attuale capo del servizio comunicazione della Banca d’Italia, scelta come portavoce del Premier.

Dal discorso programmatico di Draghi in tema di tassazione, il mantra principale sembra essere sempre lo stesso: combattere l’evasione fiscale.

Riinizierà, dunque, la secolare caccia al commerciante criminale che omette l’emissione di uno scontrino da pochi soldi, trascurando che, nel 2018, Amazon, Microsoft, Facebook ed altre big companies del web con una filiale nel nostro Paese hanno lasciato al fisco italiano solo 64 milioni di euro.

Le multinazionali, grandi evasori ‘a norma di legge’, dovrebbero essere il primo bersaglio da puntare per un governo non ipocrita che tenga all’interesse nazionale.

Rimane ancora all’oscuro la posizione dell’esecutivo sul tema Imu, ma l’influenza della Banca d’Italia non fa presagire nulla di buono.

La prima casa è diritto fondamentale di ogni italiano, non è tollerabile che venga equiparata ad un capitale da tassare, non è uno spazio destinato ad attività produttiva ma un luogo-simbolo in cui si esplica e prende vita ogni nucleo familiare.

Occorre vigilare: la casa, il lavoro e gli altri diritti sociali non sono sacrificabili sull’altare dell’austerity. L’aumento della tassazione sugli immobili, evocata da Draghi, ed una eventuale introduzione dell’imposta municipale unica sulla prima casa taglierebbero definitivamente le gambe a chi, per ora e nonostante tutto, è riuscito a rimanere a galla.

di Nilo Di Pietro

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto