Gender, il cortocircuito liberal contagia anche lo sport

Joe Biden poco dopo l’inizio del suo mandato ha firmato un ordine esecutivo che concede agli individui transgender di competere nelle competizioni sportive. Sarà quindi il sesso percepito e non il sesso biologico la discriminante per la partecipazione alle gare sportive di un genere o dell’altro.

Ma, non serve un genio a capirlo, la partecipazione di transessuali distruggerà progressivamente gli sport femminili che sono nati proprio per tutelare la partecipazione attiva delle donne (cisgender) nello sport.
Cosa succede quando l’ipocrisia del mondo liberal-capitalista si scontra con l’ordine naturale delle cose?

La maggior parte degli sport segue le linee guida del CIO che consentono alle donne trans di giocare contro donne cis a condizione che il loro testosterone resti inferiore a 10nmol/L (si pensi che la media femminile è di 0,12-1,79 nmol/L).
Difatti ciò che causa il divario tra donne transgender e donne cisgender a livello biologico è il livello di testosterone, tuttavia alcuni organi, come il NCAA nel 2011, hanno avuto la necessità di consultare diversi esperti scientifici al fine di modificare il proprio regolamento e stabilire che gli atleti transgender da uomo a donna devono restare fuori un anno durante il trattamento di soppressione del testosterone prima di competere nelle squadre femminili.

Il World Rugby è stata la prima federazione a bandire le donne trans dal rugby femminile, per via di evidenti e significativi rischi per la sicurezza degli atleti.
Ma dopo qualche anno dalla cura ormonale, il divario tra un MTF e una donna cisgender sarà stato davvero colmato? Naturalmente no!
Da una ricerca scientifica pubblicata sul British Journal of Sports Medicine è risultato che gli atleti transgender mantengono un vantaggio del 12% rispetto alle atlete cisgender nei test di corsa anche dopo aver assunto ormoni per sopprimere il testosterone per due anni; coerentemente anche gli uomini trans (FTM) ricevono incredibili benefici dall’assunzione di testosterone, si pensi che prima di sottoporsi alla cura ormonale loro eseguivano il 43% in meno dei push-up e correvano le 1,5 miglia il 15% più lentamente dei concorrenti uomini, ma viceversa dopo un solo anno di trattamento gli atleti FTM sono riusciti ad eguagliare le prestazioni degli uomini.

Ma seppure la questione del testosterone dovesse magicamente essere risolta restano sport di contatto quali MMA, boxe, rugby dove non si potrà mai trovare una soluzione in quanto la struttura ossea e/o muscolare non potrà mai essere modificata strutturalmente, è bene ribadirlo: una donna non potrà mai diventare biologicamente uomo e viceversa!

Si pensi al caso di Fallon Fox, ex lottatrice transessuale di MMA , che ha rotto il cranio ad un’avversaria mandandola KO in poco più di due minuti. Si tratta sostanzialmente di un uomo che picchia le donne su un ring, ma guardatevi bene da fare tali affermazioni trans-fobiche se non volete fare la fine di Matt Mitrione, sospeso dalla UFC per aver affermato che Fallon Fox è “geneticamente un uomo”.

Oppure si pensi a Gavin Hubbard (ad oggi, Laurel Hubbard, nella foto qui accanto) nata uomo, ha effettuato la transizione a 34 anni e ha vinto due medaglie d’oro nella disciplina del sollevamento pesi battendo tutti i record per le donne nei campionati mondiali.

Resta evidente che in futuro si renderà necessaria una scelta da parte dei fautori dell’agenda globalista: svantaggiare gli atleti cisgender accettando atleti trans oppure essere tacciati di transfobia e bandire gli atleti transgender dalle competizioni.
Non ci resta che esclamare, dall’alto delle nostre vette, “è proprio kali yuga!”

di Mario D’Aniello

Redazione

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