Aborto, a Reggio Calabria in scena la prepotenza del pensiero unico

I temi etici hanno sempre provocato discussioni, spesso accese, in famiglia come in parrocchia, fra amici come nelle coppie e, guardando alla politica, all’interno degli stessi schieramenti e partiti.

Il pensiero unico ha, però, inghiottito del tutto qualsivoglia possibilità di esprimersi in maniera controcorrente e autonoma. O la si pensa come i dettami imposti dalla religione progressista o si finisce per essere squalificati utilizzando il termine dispregiativo che più si addice alla situazione (razzista, omofobo e chi più ne ha più ne metta).

L’ultima operazione in tal senso arriva dal comune di Reggio Calabria dove il sindaco, esponente del Partito Democratico, Giuseppe Falcomatà, alle prese con lo scandalo dei brogli che sembrerebbero averlo agevolato nella rielezione, in barba a qualsiasi diritto ha fatto ricoprire i manifesti fatti affiggere dall’associazione ‘Pro Vita & Famiglia‘.

La loro colpa? Esprimere una posizione diversa da quella del sindaco. Con alcuni post sociali Falcomatà ha persino rivendicato il fatto dicendosi pronto ad un’eventuale denuncia considerando che l’affissione era stata regolare e la onlus aveva pagato l’apposita tassa comunale.

Il fatto più grave resta quello di aver assunto come sindaco, e quindi in qualità di amministrazione comunale, e non come esponente di partito una posizione che non gli compete. Per l’ennesima volta la sinistra italiana si allinea a quella liberal-mondialista dimenticando che, una volta eletti, si rappresenta tutto il corpo elettorale e non solo coloro che hanno votato per la maggioranza espressa.

Si è trattato quasi sicuramente proprio di un capro espiatorio per spostare l’attenzione, almeno per alcuni giorni, dai gravissimi fatti che stanno emergendo sul voto dello scorso autunno ma il precedente è gravissimo.

Continuiamo ad assistere a prese di posizione in cui l’arroganza diventa padrona assoluta della contesa e si squalifica l’oppositore politico tramutandolo in un nemico, un fattore che l’Italia ha già vissuto fin troppo lungamente nella stagione degli Anni di piombo in cui a pagare il conto furono decine di giovani assassinati per aver tenuto fede ad un’idea politica e oggi quel periodo dovrebbe essere utilizzato come monito per ricordare ai nipotini di Stalin (che a Livorno celebrano con i soldi pubblici il centenario della fondazione del Pcd’I) quanto sangue è stato già versato per quegli errori e quanto poco serva per innescare una nuova scintilla in chi si nutre di odio come gli antagonisti che sabato hanno aggredito con spranghe e catene i militanti della comunità Aliud, destra sociale e identitaria di Fratelli d’Italia, a Torino per provare a portare via, senza successo, le bandiere dal gazebo.

Luca Lezzi

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