“Arrivederci Paolo”

In ricordo del giovane Di Nella a trentotto anni dalla sua morte

Il 9 febbraio 1983 muore a Roma Paolo Di Nella, diciannovenne militante del Fronte della Gioventù. Era stato aggredito alle spalle e colpito alla testa nella tarda serata del 2 febbraio mentre stava affiggendo manifesti per promuovere una battaglia sociale, quella sull’esproprio di Villa Chigi (nel cuore del suo quartiere, il Trieste Salario), che si voleva trasformare in un centro culturale e di aggregazione per i residenti della zona.

Nell’immediatezza del fatto, Paolo non si rende conto della gravità dell’accaduto e, dopo essersi lavato ad una fontanella, si fa riaccompagnare a casa. Durante la notte i genitori lo sentono muoversi e lamentarsi e chiamano un’ambulanza. Quando arrivano i soccorsi però, il giovane è già in coma. Il 3 febbraio in mattinata viene operato: gli vengono asportati due ematomi e, nel punto in cui è stato percosso (forse da una spranga), pezzi di cranio fratturato.

Nel frattempo partono le indagini, che appaiono però condotte con superficialità, senza che si proceda a perquisizioni e fermi per gli esponenti della sinistra extraparlamentare del quartiere Africano, verso il quale i due aggressori, stando alla testimonianza della ragazza che era con Paolo quella sera, erano fuggiti dopo la loro vile azione.

“L’unica testimone dell’agguato venne interrogata dagli inquirenti, che, più che all’accertamento dei fatti – si legge nel dossier sulla vicenda realizzato dal FdG – sembravano interessati alla struttura organizzativa del Fronte della Gioventù e ai nomi dei suoi dirigenti. Tutto per dar corpo all’ignobile storiella della ‘faida interna’. L’istruttoria sembrò avere una solerte ripresa quando al capezzale di Paolo arrivò anche l’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Passato però il momento di risonanza dovuto a questo gesto, tutto sembrò tornare ad essere chiuso in un cassetto”.

L’agonia di Paolo dura circa una settimana, durante la quale i suoi amici non lo lasciano mai solo, quasi a volerlo proteggere e difendere come non erano riusciti a fare prima.

Il 9 febbraio alle 20.05, la lotta per la vita del giovane Di Nella ha purtroppo fine. Paolo, infatti, muore, nel giorno in cui avrebbe compiuto vent’anni. Appreso questo, un’infermiera depone sul suo corpo un giglio bianco.

“Seguirono giorni di forte tensione – si legge ancora nel dossier del FdG – in cui finalmente gli inquirenti si decisero, almeno apparentemente, a dare concretezza alle indagini. Vennero finalmente fatte alcune perquisizioni nelle case dei più noti esponenti dei Collettivi autonomi di Valmelaina e dell’Africano”. Tutto si risolse però in un nulla di fatto e gli assassini, ancora una volta, rimasero impuniti.

Nonostante questo il ricordo di Paolo Di Nella non si è mai affievolito nei ragazzi che hanno militato con lui e nemmeno nella gente del suo quartiere. Al giovane – la cui storia fu ripercorsa anni dopo in una puntata di Telefono giallo di Corrado Augias – oltre al murales (nella foto accanto) realizzato nel luogo in cui è stato aggredito è stato intitolato anche un viale di villa Chigi.

Per ricordarlo, trentotto anni dopo la sua morte, vi proponiamo un toccante brano tratto sempre dal dossier del Fronte della Gioventù. Un brano che si intitola “Arrivederci Paolo” e che, oltre ad essere una dedica, è anche una promessa di non dimenticare. Eccolo:

“Sebbene i minuti seguitino a correre come sempre ed a quella notte sia seguito un altro giorno, come è solito al tempo, per noi niente è cambiato. La rabbia, il dolore… Il rimpianto per ogni momento passato con te è impresso nella nostra mente, nel nostro cuore.

E’ il prezzo di una scelta di vita, di chi si misura con il mondo, le sue leggi e la sua morale, con la gente qualunque ed il suo modo di essere.

Ora, per tanta della gente per cui lottavi, non sei che un ricordo lontano, un “povero ragazzo” finito male e da dimenticare in fretta. Per noi è diverso, ma non lo capiranno mai; non si può capire ciò che non si è mai stati.

Uno di noi, questo sei. Le definizioni non contano quando si è esempio di vita anche nella morte. Un esempio fatto di gesti insignificanti e momenti gloriosi, che adesso assumono un valore enorme per chi con te lottava, soffriva, voleva vivere. Un esempio che è ricordo, ed è solo nostro.

Non abbiamo niente a che spartire con chi, nato dall’odio, è vissuto nell’odio e per l’odio; con chi è responsabile di questa società crudele ed ipocrita che ha spento le più vive componenti della personalità umana tentando di uccidere la stessa forza del pensiero. Ma lentamente, come l’acqua corrode le rocce, il nostro pensiero sconfiggerà il potere e all’oggi, che è rapido come un baleno, seguirà un domani eterno. Lì ci incontreremo!”.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

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