Giorgia Meloni ha un futuro da guida conservatrice?

Il dibattito sui leader partitici della politica italiana ha assunto livelli più alti di quelli raggiunti perfino nel corso della Prima Repubblica. A destra dopo l’exploit di saggi, libri-intervista e grossolani tentativi editoriali volti a screditare Matteo Salvini sembra essere giunto il momento di Giorgia Meloni.

La leader di Fratelli d’Italia è finita nel mirino in seguito alla costante crescita di consensi del suo partito che prosegue di pari passo agli attestati e ai riconoscimenti che l’ex ministro della Gioventù sta ricevendo in sede nazionale ed estera perfino dagli avversari.

Di recente uscita, a tal riguardo, è il lavoro di Francesco Giubilei dal titolo “Giorgia Meloni. La rivoluzione dei conservatori” edito dalla casa editrice Giubilei-Regnani. Un libro che qualora si commettesse l’inavvertita decisione di giudicare solo dalla copertina trarrebbe in inganno i più. Il volume che, come sempre nei testi di Giubilei, è strutturato su una corposa bibliografia, non ha la volontà di convincere la Meloni a farsi portavoce delle istanze conservatrici- prive di un proprio partito di riferimento in Italia- ma quello di rendere noto che quanto propugnato nel corso delle campagne elettorali, ospitate televisive e interviste giornalistiche dalla Meloni rispecchia già pienamente il comune sentire del conservatorismo italiano ed europeo.

Un conservatorismo che si riscontra nella decisione di FdI di entrare a far parte dell’Ecr (European Conservatives and Reformists) il gruppo dei conservatori e riformisti all’Europarlamento, di cui fanno parte, tra gli altri, anche il PiS polacco e il partito sovranista spagnolo Vox.

L’autore distingue, inoltre, in maniera netta la storia di provenienza di FdI e della Meloni da quella di movimenti populisti (5stelle) e post-ideologici (la Lega a trazione Salvini) prevedendo una composizione tatarelliana del partito in crescita, ovvero uno zoccolo duro che senza rinnegare il proprio passato (a partire dal simbolo) sia il più inclusivo possibile con le altre componenti di destra come già avvenuto in occasione della fondazione del partito con il liberale Guido Crosetto e successivamente con l’ex presidente della regione Puglia Raffaele Fitto, principale tessitore dei rapporti continentale con le componenti conservatrici (tra le quali quella del partito conservatore britannico i cui membri, però, non fanno più parte del Parlamento di Strasburgo per via della Brexit).

Proprio la nomina a presidente dell’Ecr fa propendere Giubilei ad affermare che negli ultimi anni la svolta coronata da questa nomina rappresenti il caposaldo per una vera e propria rivoluzione dei conservatori.

Luca Lezzi

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