La morte corre sui social: la tragedia di Palermo

La notizia è di quelle terribili, anche e soprattutto perché riguarda l’infanzia. Una bambina di Palermo nei giorni scorsi è morta per gli effetti del soffocamento prolungato che si è auto-procurata a quanto risulta mentre stava cercando di vincere una sfida “estrema” lanciata su un social oggi molto in voga tra i giovanissimi. Oltre alle due indagini in corso e al gesto dei genitori, che hanno donato gli organi della piccola, restano le parole di una mamma, secondo cui “il web non è una baby sitter. Il web è un’insidia a cui lasciamo accedere i nostri figli. Vietare loro di stare sui social è la cosa più giusta da fare. Per non perderli e per non farli vivere da soli, in un mondo sconosciuto”.

A queste fanno eco le parole di un papà, che così ha commentato sulla sua pagina facebook quanto accaduto: “Aveva 10 anni. E’ molto semplice: per legge non poteva accedere a Tik Tok. E a ben vedere non avrebbe dovuto avere neppure lo smartphone. Invece avrebbe dovuto avere dei genitori. I genitori avrebbero dovuto avere il buon senso di dire NO, perché dire NO rientra nell’educazione. Ora tutto ciò che resta è un vuoto. Però c’è ancora chi è convinto che il rapporto con i figli superi tutto. La verità è che amiamo raccontarcela”. Ed ancora, sottolineando l’importanza del rapporto personale e della quantomai necessaria disciplina, dice che devono esserci “dialogo, fiducia e amore” ma anche “regole”.

Gli fa eco, commentando il suo scritto, una mamma, secondo cui “si può tenere lontani i figli dai social. Si parla e si fa capire che non sono adatti per loro”. Ed un’altra aggiunge: “è difficile accettare una storia come questa. Secondo me c’è tanta, troppa disinformazione sui rischi che si possono correre facendo certe concessioni ai figli che chiedono qualcosa prima che sia il momento. L’informazione andrebbe rivolta alle famiglie e ai ragazzini. Andrebbe resa obbligatoria già dalle elementari e andrebbe aumentato il controllo del rispetto dei limiti di età previsti dalla legge per questi social e andrebbero previste sanzioni in caso di utilizzo da parte di ragazzini troppo piccoli. Invece il limite di età diventa un semplice strumento per ridurre la responsabilità di chi da questi social ci guadagna, facendola ricadere sui genitori (giustamente). Purtroppo non sempre si riesce a dire di no a un figlio, soprattutto in questo momento storico in cui sono soli e annoiati più di prima ed è per questo che secondo me dovrebbe esistere un controllo da parte di terzi”.

Un controllo attento sulla rete (nella foto tratta da pandasecurity.com). Anche perché purtroppo questa di Palermo non è la prima tragedia di questo genere. E se non si agisce in fretta, non sarà neanche l’ultima.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto