Immigrazione, l’Italia guidi il fronte latino

La battaglia politica in seno all’Unione Europea riguardo l’adozione di una comune politica migratoria rimane ad oggi una chimera. Essa viene, paradossalmente, vissuta in maniera opposta tra i partiti di “destra” e quelli di “sinistra” in ogni Stato.

La Commissione Europea e i partiti di governo in Italia utilizzano in modo strumentale tale situazione evitando, sistematicamente, di scendere nel merito del problema e limitandosi ad appelli umanitari totalmente inopportuni e che mortificano la dignità della politica. La questione, infatti, è drasticamente più complessa di quanto a sinistra vogliano far credere. In particolare, non si tratta di salvare decine o anche centinaia di vite in mare, cosa assolutamente doverosa, ma si tratta di affrontare un tema sociale, culturale, religioso ed economico. Colgo l’occasione che mi è stata concessa in questo spazio proprio per provare ad analizzare in un’ottica più ampia il problema dell’immigrazione.

Innanzitutto, dobbiamo capire se il nostro tessuto sociale è in grado di garantire un’accoglienza decorosa ad un numero sempre crescente di persone provenienti, per la maggior parte, dai Paesi sub-sahariani. La nostra nazione deve garantire la dignità ad ogni essere umano e, oggi, questo significa essere in grado di fornire assistenza sociale, sanitaria, legale ed economica. Se, almeno in parte, oggi lo Stato riesce a garantire quella legale, grazie ad enti ed associazioni (spesso di natura privata), e quella sanitaria, non possiamo certo essere altrettanto sicuri che lo Stato riesca a garantire quella socioeconomica. È evidente a tutti ormai che tali flussi di migranti generino quasi ovunque zone grigie dove non vi è legge, dove donne e bambini vengono sfruttati in ogni modo e dove la violenza regna sovrana. Queste tristi realtà non possono essere accettate né dall’Italia né dall’Europa.

Dal punto di vista meramente economico, è incontestabile che, nel momento in cui ci troviamo, è assolutamente folle pensare di poter importare risorse umane che andrebbero inevitabilmente ad abbassare ulteriormente sia il costo sia le condizioni di lavoro.

È chiaro che sul tema convergono interessi diversi, dal desiderio di svuotamento dell’identità nazionale di alcune lobby globaliste, dal tentativo mal celato di abbassare il costo del lavoro e ridurre i diritti dei lavoratori, per finire con mire imperialistiche di carattere culturale-religioso di stati criminali come la Turchia di Erdogan che gestisce incontrastata questi flussi provenienti sia dal Medio-oriente sia dall’Africa. Ognuno di questi attori, però, non ha fatto ancora i conti con il sentimento del popolo europeo e con la profondità delle sue radici. È compito della politica cosiddetta “sovranista” quello di difendere la cultura, i valori, le conquiste ed il futuro del popolo italiano ed europeo.

Molti analisti stanno incredibilmente sottovalutando il pericolo che incombe alle porte dell’Europa; i lupi turchi sono già lì e non aspettano altro che attaccare e raggiungere quell’obiettivo che per secoli gli eserciti europei sono stati in grado di scongiurare sotto la guida del Papa.

Le argomentazioni del fronte di Visegrad, infatti, sono fondamentalmente quelle italiane: la difesa dell’identità, della cultura, della storia e soprattutto del futuro del popolo nazionale. Loro hanno il vantaggio della posizione geografica e, pertanto, possono evitare di porsi dinanzi alla necessità di salvare vite umane. Questo compito è stato vigliaccamente affidato all’Italia. L’Italia non può chiaramente sopportare da sola il peso di una pressione epocale e l’Europa, se esiste, dovrà dimostrare di esserci.

La battaglia politica, infatti, non deve essere condotta contro chi difende i propri valori e i propri confini ma contro chi tenta di sradicare i valori e le tradizioni nazionali in nome di un globalismo che annienta l’uomo. La difesa di questi valori deve essere condotta con un’unione politica dei Paesi latini in grado di contrapporsi sia politicamente sia culturalmente agli egoismi ed ai dogmi del blocco del nord e del fronte di Visegrad.

L’Europa Latina, appunto, una realtà storico-culturale che da sempre ha influenzato la storia e la politica. Paesi come Italia, Francia, Spagna e Portogallo in primis devono rappresentare quel contraltare necessario per bilanciare le miopi politiche tedesche e dei paesi dell’Est Europa.

Dovrà avere la forza di imporsi culturalmente anche davanti al secolare pericolo turco con le sue mire imperialistiche.

Il tempo di guardare agli altri, vivere in relazione alle scelte operate in favore di altre nazioni ed altri interessi è finito. Dobbiamo, sia come italiani sia come europei, riprendere in mano il nostro destino, difendere i nostri valori fondamentali, la nostra cultura, le nostre tradizioni, il nostro futuro. Homo faber fortunae suae.

di Vincenzo Sofo, europarlamentare Gruppo Identità e Democrazia

Redazione

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