Gli USA ad un passo dal baratro

Le Elezioni Presidenziali del 2020 hanno reso gli Stati Uniti protagonisti indiscussi dello scenario politico mondiale dell’anno appena trascorso ma, quasi inesorabilmente, anche il 2021 si apre sotto un ascendente a stelle e strisce.

L’evento elettorale che ha riacceso, se mai si fossero spenti, i riflettori internazionali sulla politica USA, è rappresentato dalle elezioni suppletive nello Stato della Georgia per il rinnovo di due seggi senatoriali a Washington: in palio la maggioranza del Senato. I democratici, seppur sul filo di lana, si sono aggiudicati entrambi i seggi ottenendo così alla Camera Alta un pareggio di 50 a 50 che si tradurrà in maggioranza, poiché nel Senato americano, in caso di parità, il voto del vicepresidente, in questo caso la democratica Harris, è decisivo.

Un risultato così significativo sia per gli equilibri politici nazionali (ribaltata la maggioranza repubblicana in Senato) sia per ragioni sociali, il GOP viene sconfitto nella sua roccaforte georgiana, varrebbe da solo una serie di considerazioni sulla grande crisi in seno al Partito Repubblicano. Ma in seguito ad un rocambolesco divenire dei fatti, a prendersi letteralmente la scena è stata la manifestazione pro-Trump svoltasi a Washington quasi contemporaneamente allo scrutinio in Georgia.

Nel giorno in cui le Camere si apprestavano a certificare la vittoria del “presidente eletto” Joe Biden, dal palco della manifestazione pro-Trump, il Presidente in carica ha ribadito l’esistenza di brogli elettorali che renderebbero nulla la vittoria del democratico, questa la miccia che ha innescato l’assalto al Campidoglio dei manifestanti. La situazione a quel punto è giocoforza degenerata, decine di dimostranti e attivisti pro-Trump sono riusciti ad espugnare Capitol Hill, tra loro un’ex veterana uccisa dalle forze dell’ordine con un colpo alla testa, senatori e deputati sono stati evacuati dal complesso di Capitol Hill e portati a Fort McNair, una base dell’esercito vicina a Washington.

A quel punto il Presidente Trump ha cercato di placare gli animi richiamando i suoi sostenitori alla calma, nel giro di qualche ora la situazione è tornata sotto controllo, ma le immagini dell’assalto nel cuore del Congresso hanno ormai fatto il giro del mondo.

Gli Stati Uniti sprofondano nel caos, dopo le devastazioni ed i saccheggi targati BLM ed Antifa, l’anno nuovo si apre con l’assedio del Congresso ad opera dei sostenitori trumpisti, la spirale di violenza sembra non finire mai. Da un lato le rivendicazioni razziali degli afro-americani, dall’altro il malessere dell’America profonda, quell’America rurale dimenticata negli ultimi decenni da quello che era il suo partito di riferimento, denigrata dai grandi media nazionali, insultata a più riprese dai politici liberal, «Deplorables», cioè deplorevoli, miserabili, così vennero definiti i sostenitori di Trump da Hillary Clinton. Questa America, combattiva ed orgogliosa, ha finalmente trovato un suo leader, al di là dei partiti e delle ideologie, quest’uomo è, nel bene o nel male, Donald Trump.

Ecco perché continuare nella demonizzazione di Trump significa escludere i suoi settantadue milioni di elettori dalla “cosa pubblica” statunitense, esasperando ancora di più gli animi. Dunque, se davvero il nuovo presidente democratico Joe Biden vuole avviare un processo di pacificazione nazionale dovrà riconoscere anche quest’altra faccia dell’America, altrimenti il baratro del terrorismo interno sarà davvero dietro l’angolo.

di Guido Santulli

Redazione

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