Politicamente corretto o politicamente ridicolo?

Il politicamente corretto ci ha ormai purtroppo abituato ad uscite che, possiamo dirlo senza timore di smentita, a volte rischiano veramente di scadere nel ridicolo.

In questi ultimi giorni alla ribalta mediatica e social ci sono due fatti che si inseriscono perfettamente nel quadro poc’anzi delineato.

Il primo riguarda l’ennesima opera cinematografica messa all’indice: alla lista dei film che, a detta di qualcuno, per vari motivi attinenti alla loro presunta mancata conformità a regole di altrettanto presunta correttezza di genere o razza, dovrebbero sparire dalla programmazione (tra essi, solo per citare qualche eclatante esempio, il capolavoro immortale “Via col vento” – che ad oltre 80 anni dalla prima non cessa di appassionare e commuovere – e il cartone animato disneyano “Dumbo”), si è recentemente aggiunto uno dei film musicali più noti ed amati. Si tratta di “Grease” (pellicola del 1978 con John Travolta e Olivia Newton John): secondo quanto riferito dal quotidiano britannico Daily mail, infatti, alcuni spettatori, dopo la messa in onda durante le feste natalizie, hanno commentato dicendo che la pellicola a loro dire sarebbe “sessista, misogina e omofoba”. Ed addirittura inciterebbe allo stupro.

“La deriva è pericolosa e potrebbe diventare una lunga interminabile lista quella dei film da bacchettare. Siamo sicuri – si legge in proposito sul Corriere della Sera – che tutto ciò farà bene alle donne, alle cause dei neri, delle diversità sessuali e della parità di genere?”.

La nostra risposta è senz’altro no. Ed è un no ancora più forte quello che diciamo a proposito di un’altra “perla” che, sempre in questi giorni, si è inserita sul dibattito relativo al tema in questione, con particolare riferimento alla “parità di genere”. Una perla che arriva direttamente dagli Stati Uniti. E non ha nulla a che vedere con l’ormai ex presidente Donald Trump.

Stando a quanto riportato dai media, il deputato democratico Emanuel Cleaver, in apertura dei lavori del 117° Congresso, ha recitato una preghiera. E l’ha conclusa, anziché con il tradizionale “amen”, con un quantomeno strano “amen and awoman”: un gioco di parole con cui ha inteso sottolineare l’importanza del rispetto della neutralità di genere. E’ appena il caso far notare che la parola latina “amen” significa “così sia” e non ha nulla a che vedere con “men” (in inglese “uomini”).

Ci sarebbe da ridere. E qualcuno sui social l’ha fatto, pubblicando battute e vignette spiritose ironizzando su parole composite contenenti “man/men” (Germany – Gerwomany). La realtà è invece tutt’altro che divertente, negli Usa come in Italia: la speaker Nancy Pelosi infatti, imitando la nostrana Boldrini, ha presentato un documento di 45 pagine in cui si dettano nuove regole per la Camera dei Rappresentanti: tra esse l’eliminazione di termini specifici di genere come uomo, donna, madre e figlio.

L’onda, dunque, è quella che vorrebbe prevalente una neutralità censoria che pretende di negare e annullare diversità naturali e ineliminabili. Diversità che, adeguatamente integrate e rispettose l’una dell’altra, rappresentano invece una inestimabile ricchezza.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

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