Italia e Croazia risolvano le questioni ancora aperte degli esuli

E’ fissato per domani 30 novembre l’incontro tra il ministro degli Affari Esteri italiano Luigi Di Maio e il suo omologo croato Gordan Grlić Radman. Un appuntamento questo che, quanto agli argomenti che verranno discussi, suscita partecipato interesse da parte di chi, da sempre, si batte per la difesa dei diritti degli italiani e per il riconoscimento della verità quanto alla storia dell’Adriatico orientale.

Come infatti sottolineato in proposito dal presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Anvgd), l’auspicio è che oltre alle questioni di attualità vengano affrontate anche quelle relative “alle pendenze ancora aperte riguardo agli esuli istriani, fiumani e dalmati, ai loro discendenti e all’italianità adriatica in generale”. Secondo Renzo Codarin “in qualità di Stato successore della Jugoslavia, la Croazia deve ancora chiarire con l’Italia le modalità con cui liquidare il risarcimento che le spetta, in base al Trattato di Osimo ed ai successivi Accordi di Roma, con riferimento ai beni abbandonati nella porzione di sua competenza della ex Zona B del mai costituito Territorio Libero di Trieste”. Un problema questo rispetto al quale fino ad oggi la diplomazia italiana, come denunciato più volte da Anvgd, non ha preso alcuna iniziativa. L’auspicio dunque è proprio quello che “questo incontro serva ad avviare finalmente la trattativa”.

Anche perché, prosegue Codarin, “in una recente dichiarazione il nuovo Presidente croato Milanović ha iniziato a riconoscere la tragedia dell’esodo del 90% della comunità italiana autoctona dall’Istria, mentre risalgono ancora a prima le collaborazioni che hanno consentito di identificare luoghi di sepoltura di vittime italiane delle stragi compiute dai partigiani jugoslavi a guerra finita a Castua e a Ossero”.Onorare le vittime italiane martirizzate dalla violenza dei comunisti titini dunque, ma anche “chiedere il rafforzamento delle tutele legislative per i nostri connazionali autoctoni, a partire dall’estensione del bilinguismo dall’Istria a Fiume e alla Dalmazia, per arrivare alla tutela dei monumenti che testimoniano il radicamento dell’italianità, passando per l’insegnamento dell’italiano nelle scuole”.

Su quest’ultimo importantissimo punto è intervenuto anche il senatore Giovanbattista Fazzolari (FdI) che, come riportato da La Voce del Patriota, ha annunciato di aver presentato, in occasione dell’incontro del 30 novembre, un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri in cui si chiede alla Farnesina di intervenire con serietà su tali argomenti.

Tenendo conto del fatto che “ampie zone dell’Adriatico orientale, oggi territorio della Repubblica di Croazia, sono abitate da una numerosa comunità italiana” che vede compromessi i suoi diritti, il senatore chiede “di pretendere dalle autorità croate il rispetto del Trattato” sulla tutela delle minoranze del 1996, “con particolare attenzione alla tutela della lingua italiana, all’insegnamento nella stessa e all’istituzione di scuole di lingua italiana”. Elementi questi “fondamentali per gli interessi dell’Italia da un punto di vista politico-economico, culturale e identitario” conclude Fazzolari. Che non manca di augurarsi, infine, che in seguito “all’auspicato miglioramento dei rapporti tra Italia e Croazia” si arrivi anche ad una “risoluzione dell’annosa vicenda dei ‘beni abbandonati’ dagli esuli istriano dalmati alla fine della Seconda guerra mondiale”.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

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