Dalla Partecipazione all’Umanesimo del lavoro, il nuovo libro di Bozzi Sentieri

I bambini imparano il concetto di partecipazione appena si approcciano al mondo della scuola: un contesto più esteso del rassicurante microambiente familiare e perciò pregno di punti di vista, problematiche ed occasioni di crescita e contrattazione. Ogni cosa che è disposta in uno spazio comune è soggetta ad essere toccata da più mani ed ogni insegnamento fornito è recepito in diverso modo in base alle inclinazioni e agli interessi: partecipare significa intervenire attivamente e non c’è una sola materia scolastica, pur se approfondita organicamente, che possa sostituirsi al materiale sperimentale e spirituale che forniscono l’esperienza, l’attorialità e il coinvolgimento. Probabilmente i bambini non ne sono coscienti e ciò costituisce la conferma di quanto la partecipazione sia una struttura e non una sovrastruttura; ma è impossibile che non ne siano consapevoli adulti, politici, imprenditori, lavoratori, artisti, storici, filosofi, analisti, sindacalisti e/o, più in generale, uomini sociali di aristotelica memoria. Per ovviare a questa ipotesi, Mario Bozzi Sentieri (nella foto) riparte dalle fondamenta, dall’alfabeto stesso del concetto di partecipazione. “L’idea Partecipativa dalla A alla Z” si propone come una casistica delle varie declinazioni che può assumere l’idea di partecipazione e come una rassegna dei nomi che hanno contribuito ad una “visione della vita e del mondo non classista, rendendo evidente una comune domanda di integrazione sociale ed un’identica volontà di risposta alle crisi sociali e della rappresentanza che continuano a segnare il percorso dell’umanità”.

Una precisa scelta, quella dell’ABC, che contemporaneamente è etica, estetica ed ermeneutica.

-Etica perché offrire un ventaglio di ipotesi tutte trasversali e spesso anche macrosettoriali è essenzialmente il senso della partecipazione stessa, che è momento tensionale ma pur sempre “elemento di promozione sociale del lavoratore attraverso la trasformazione del rapporto di lavoro”.

-Estetica perché il libro fornisce la viva immagine, pagina dopo pagina, dell’impossibilità di una trattazione unilaterale o organica e sottende chiaramente ad una scelta divulgativa (quella elencativa) che offre una rosa di definizioni che non hanno istruzioni per l’uso, ma di volta in volta vanno costruite, abbinate, sommate o sottratte, in un “vitalismo in grado di proiettare le masse nella Storia, creando un rinnovato senso di appartenenza”.

-Ermeneutica, infine, perché il rigore logico ed ontologico impone un alfabeto propedeutico all’occuparsi di una tematica come quella della partecipazione. Tematica che è stata tanto abusata quanto misconosciuta perché mai pienamente assorbita a quell’intuizione geniale che fu l’«Umanesimo del lavoro» che non riguarda “l’astratto uomo, né l’uomo della classe dirigente, ma l’uomo reale”.

Stracciato dunque il velo di Maya che presiede alla partecipazione come concetto filosofico e prassico, Mario Bozzi Sentieri ha offerto una superba strada per dipanare l’accezione di una categoria umana che sposterebbe una soglia verticale oltre la dignità del lavoratore e la palpabilità del bene comune.

di Elena Caracciolo

Redazione

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