USA 2020, Trump e le anime della destra americana

A pochi giorni dalle più importanti elezioni della storia degli Stati Uniti su tutti i canali d’informazione si rincorrono le notizie sui candidati e gli appelli al voto, il risultato sembra essere ancora incerto e nonostante i sondaggi registrino un netto vantaggio di Biden nessun analista si sbilancia, il ricordo del falso vantaggio della Clinton infatti è ancora vivido e ben presente. Ciò su cui tutti gli addetti ai lavori e gli opinionisti sembrano invece essere d’accordo è nell’interpretare queste elezioni come un referendum pro o contro Trump.

Insomma il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti è l’unico vero grande protagonista di queste elezioni, ma paradossalmente, nonostante i suoi quattro anni di presidenza la narrazione dei media italiani rimane ancorata ad analisi piuttosto superficiali che dipingono Donald Trump come un populista xenofobo, privo di riferimenti culturali e politici. E’ proprio così? Il tycoon newyorkese è davvero ciò che sembra suggerirci la stampa mainstream?

Francesco Giubilei ha cercato di dare una risposta a queste ed altre domande attraverso un interessantissimo ed esaustivo dossier uscito in questi giorni per Nazione Futura. Nella sua analisi Giubilei mostra, corrente dopo corrente, le mille sfaccettature della destra americana ed indica piuttosto dettagliatamente i riferimenti culturali di “the Donald”, un dossier che va ad investigare nelle pieghe dell’eterogeneo Partito Repubblicano evidenziandone le novità che hanno segnato i punti di svolta più recenti.

Innanzitutto occorre sottolineare che le anime della destra americana contemporanea hanno un volto diverso rispetto alla “old right” repubblicana, sicuramente Trump ha contribuito a questo “svecchiamento” culturale e generazionale in modo cospicuo. La sua elezione ha favorito componenti in passato minoritarie come i “nationalists” ed i cattolici, un’altra novità è invece rappresentata dal “new nationalism” che vede nel Partito Repubblicano un ambiente ideale per le istanze della “working class” a stelle e strisce.

Insomma, componenti sociali e culturali che fino a qualche decennio fa erano lontani anni luce dal Grand Old Party, oggi partecipano al vivace dibattito interno affermando le proprie caratteristiche senza grandi timori reverenziali.

Allo stesso tempo le anime storiche della destra americana, seppur con qualche fisiologico rinnovamento, continuano ad essere la base ideologica del mondo repubblicano, Trump è riuscito ad attingere da ognuna di esse dando luogo ad una sintesi originale e per certi versi rigenerante. Vere e proprie colonne del pensiero della “old right”: libertarismo ed isolazionismo continuano ad ispirare, seppur con diverse sfumature, i rappresentanti del GOP.

La difesa delle libertà dei singoli individui teorizzata dai libertari Ludwig von Mises e August von Hayek resta al centro della politica repubblicana come d’altronde si è potuto evincere anche dalla risposta alla minaccia rappresentata dal Covid-19. In tal senso il libertarismo, che afferma il primato dell’individuo su ogni altro valore politico, ben si lega con quelle posizioni isolazioniste (si ricordi la celebre dottrina Monroe) che rifiutano ogni impegno militare e attivismo diplomatico fuori dagli Stati Uniti.

Ma dagli anni Trenta del Novecento altri due movimenti animano gli ambienti del conservatorismo americano: New Humanists e Southern Agrarians. I due maggiori esponenti del movimento New Humanists, Irving Babbitt e Paul Elmer More, auspicavano un ritorno agli ideali tradizionali della virtù, dell’ordine, della gerarchia, dell’autorità e della disciplina, nel caso di More l’aspetto religioso era particolarmente accentuato. In questo solco possiamo inserire anche i Southern Agrarians che contrastano il disordine spirituale nato dalla modernità e oppongono due modelli: “da un lato, per loro, vi era il Nord, con le astrazioni, la scienza, il materialismo e il governo centralizzato; dall’altro lato il Sud, fatto di tradizione, religione, comunità e rispetto dei diritti dei singoli Stati”. Va da sé la feroce critica alla tecnologia e la strenua difesa della vita rurale.

Infine, ma non per questo meno importante, ciò che ha strutturato e dato forma alla destra americana è un particolare fondamentalismo protestante, tenacemente antiabortista, ferocemente anticomunista e decisamente anticattolico. Se col passare del tempo il giudizio sul cattolicesimo è andato lentamente mitigandosi, le scelte pro-life e la diffidenza verso qualsiasi deriva socialista restano dei punti fermi spesso ribaditi dallo stesso Trump che in più di un’occasione si è dichiarato orgogliosamente cristiano. Dunque, in definitiva, possiamo affermare che Donald Trump sia riuscito a calarsi integralmente in un processo d’evoluzione culturale della destra americana, diventando non solo la sintesi di ciò che il partito repubblicano ha rappresentato in passato, ma seria attrattiva per nuove componenti sociali e nuove correnti di pensiero che si coniugano alle sfide del futuro.      

di Guido Santulli

Redazione

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