Monte Bianco, la Francia ci riprova ma la vetta è italiana

Nel silenzio complice dei mass media nazionali la Francia ha dato vita ad una disputa territoriale al confine con la Valle d’Aosta riposizionando le proprie frontiere in modo tale da inglobare il rifugio Torino sulla vetta del monte Bianco.

Molto più di una semplice provocazione da parte di uno Stato confinante che negli ultimi anni non ha mai smesso di innalzare la tensione con l’Italia prima riguardo le zone di pesca esclusiva al confine con la Liguria, poi generando la fallimentare operazione militare in Libia, di cui si pagano ancora le conseguenze, e ora annettendosi di fatto, in barba ad un accordo bilaterale del 1860 divenuto, evidentemente, carta straccia, un pezzo del Belpaese.

A rendersi conto della strisciante provocazione transalpina è stato il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida con tanto di interrogazione parlamentare alla quale l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte ha risposto tramite il sottosegretario Ivan Scalfarotto che non è andato oltre una nota consegnata a Parigi tramite l’ambasciata tricolore.

La risposta francese, data l’impunità degli ultimi avvenimenti che hanno riguardato le due nazioni, si è limitata a dichiarare “una base giuridica non di rilievo” l’accordo del 1860 e, per questo, la disputa internazionale ancora aperta con tanto di trattenuta dei soldi provenienti dalle attività che sorgono intorno al rifugio Torino.

Nel silenzio di un esecutivo sottomesso ai diktat, da qualsiasi parte provengano, una delegazione di Progetto Nazionale, movimento federato a Fratelli d’Italia, è giunta sulla vetta del monte simbolo delle Alpi mettendo in atto un’azione simbolica al fine di “accendere i riflettori sull’ennesima triste vicenda che getta ancora una volta nel ridicolo l’immagine dell’Italia contemporanea, minandone non soltanto la sovranità politica e giurisdizionale, ma la sua integrità fisica e geografica.

Seppur sottolineando “l’ispirazione ideale, nazionale e di destino a vocazione Europea” i militanti di PN non intendono essere remissivi alle mire commerciali, strategiche e territoriali che si concretizzano in prepotenti ingerenze da parte dello Stato francese sul territorio italiano: tanto sulle montagne, quanto nei mari.

Una presa di posizione che, si spera, possa essere sposata dalle opposizioni, dal governo e dal Presidente della Repubblica nel più breve tempo possibile.

Luca Lezzi

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