Lo “sceriffo”, l’avvocato e la pentola in ebollizione

La camorra, i neofascisti, gli antagonisti, le frange violente della tifoseria: ci sarà tutto questo nel corteo che ha acceso la notte napoletana dello scorso venerdì – toccherà agli investigatori chiarirlo, piuttosto che a qualche giornalista d’inchiesta “da tastiera” -, ma non c’è solo questo. In piazza sono finite anche la rabbia e la preoccupazione di una larga parte dei “non garantiti” – si legga a questo proposito l’ottima riflessione di Enrico Mentana, non proprio un sovversivo da barricate -, di quanti vedono nella possibilità di un nuovo blocco totale delle attività la concreta prospettiva del collasso delle proprie attività economiche. Ristoratori, baristi, commercianti, i loro dipendenti (sì, anche quelli a nero), ma anche piccoli imprenditori, professionisti che vedono erodersi sempre più il bacino di potenziali clienti. E del resto con le attività ferme a chi dovrebbero vendere i propri servizi questi professionisti?

Che la platea di manifestanti fosse ben più ampia di quella “individuata” dai principali mezzi di informazione lo dimostra il fatto che nella stessa notte presidi e manifestazioni hanno interessato anche altre città, piccole e grandi, della Campania. Manifestazioni assolutamente pacifiche, svoltesi nel pieno rispetto delle regole di sicurezza sanitaria. In qualche caso conclusesi con l’applauso dei manifestanti alle forze dell’ordine. Come a Salerno. Sì, proprio il feudo politico-elettorale di Vincenzo De Luca. Quello che con un’incoscienza che sfiora la predeterminazione ha dato fuoco alle polveri, minacciando in diretta Facebook un nuovo blocco totale. Senza una previa concertazione con il governo, senza confronto con le parti sociali e, soprattutto, senza spiegare come si sarebbe sostenuta l’economia campana non per i prossimi quaranta giorni – quelli della minacciata chiusura -, ma per i prossimi mesi.

Perché questo dato deve essere chiaro a tutti: la Campania economicamente è sull’orlo del fallimento. E di conseguenza è una vera e propria polveriera sociale. Una regione in cui il lavoro nero e la precarietà in molti casi rappresentano, paradossalmente, l’unica ancora di salvezza per decine di migliaia di famiglie, indicare brutalmente come unica soluzione il chiudere tutto è da irresponsabili. Tanto più grave se questa soluzione – si fa per dire – arriva da chi avrebbe dovuto gestire questa fase critica. Gestirla non con le comparsate tv da cabarettista, ma lavorando su sanità, trasporti pubblici, tutela delle fasce a rischio. Nulla di tutto questo è stato fatto. Più facile, molto più facile, andare in tv ospite da Fazio a recitare un repertorio ormai logoro.

Certo, il panorama nazionale non è particolarmente allegro e la brigata di governo guidata dal prode Giuseppi è, giorno dopo giorno, sempre più simile ad una litigiosa armata Brancaleone. Solo che, a differenza di quest’ultima, non fa ridere. Tutt’altro. Perché il momento di tregua conquistato con il blocco di primavera – costato una percentuale di pil da guerra – non è stato utilizzato per preparare il Paese alla seconda ondata, data per inevitabile dagli stessi cantori di regime. Per mesi ci siamo baloccati con i banchi a rotelle dell’Azzolina, dimenticando ospedali e treni regionali. In questo contesto di disastro annunciato si inserisce il caso Campania. Inevitabilmente ci sono regioni che hanno fatto di più rispetto alle altre, ma probabilmente in nessuna delle 19 Regioni e due Province autonome della Repubblica si è assistito ad una situazione surreale come quella andata in scena in Campania (sì, in scena, perché di teatro trattasi).

Dopo aver annunciato a reti unificate di aver battuto la pandemia a colpi di lanciafiamme, lo “sceriffo” dopo tre giorni dalla sua rielezione ha iniziato a snocciolare dati degni di un film catastrofista americano. E mentre lo faceva dei covid-hospital si è continuato a non aver notizia, così come di investimenti e programmazione nel settore delicatissimo della mobilità regionale. Il tutto aggravato da una strategia di comunicazione degna di un caudillo sudamericano di terz’ordine. Eppure De Luca non è politico impreparato, anzi. Semplicemente è stato costretto a fare i conti con una realtà ben diversa da quella raccontata ai cittadini campani (colpevoli, a loro volta, di aver creduto che battute e monologhi tv avrebbero potuto sostituire pianificazione e interventi concreti), realtà immaginaria di cui, evidentemente, aveva finito per convincere anche se stesso. Il risveglio è stato brusco, la reazione peggiore.

Vero, ci sarebbe voluto un discorso alla Churchill per spiegare ai campani i motivi di una scelta estrema – e di Churchill all’orizzonte non se ne vedono, e non solo in Campania – ma il soliloquio di venerdì pomeriggio, anche per i suoi toni, è stato come gettare benzina sul fuoco. Perché rabbia e preoccupazione non sono nate ieri, ma montano da mesi in Campania e nel Paese. Lo testimoniano le relazioni dei servizi. In questo contesto un atteggiamento simile è a dir poco da irresponsabili. Ed irresponsabile è anche un governo che – come accaduto nell’ultimo (?) Dpcm – delega sempre più le decisioni scomode ed impopolari agli enti territoriali. Rifuggendo pilatescamente dalle responsabili ed abdicando – colpevolmente – a quel ruolo di coordinamento che è chiamato a svolgere onde evitare che l’Italia si trasformi in un coacervo di venti staterelli semindipendenti.

In uno scenario in cui è fin troppo facile prevedere un autunno ed un inverno insieme caldi e duri, i partiti di opposizione continuano a non brillare. Tra chi somiglia sempre più ad un testimonial di note case dolciarie e chi, di fronte ai fatti napoletani, non riesce a superare un riflesso condizionato modello “law and order” non si intravede all’orizzonte nessuna proposta politica alternativa e credibile a quella della sgangherata maggioranza giallo-fucsia. E di Churchill (per quanto non particolarmente simpatico a chi scrive, notoriamente anglofobo) così come di De Gaulle neanche a parlarne.

Clemente Ultimo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto