Milano ha finalmente il suo monumento ai Martiri delle Foibe

La scultura, opera dell’artista Piero Tarticchio, è stata consegnata alla città sabato 10 ottobre.

Abbiamo inaugurato un monumento in ricordo dei martiri delle foibe, degli scomparsi e dei 350.000 esuli dalla Venezia Giulia, dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. Con questa opera Milano vuole commemorare il sacrificio degli italiani dell’Adriatico orientale, per non dimenticare un orrore, a lungo negato, che pesa ancora sulle coscienze di tutti”.

Sono parole importantissime, soprattutto se si pensa che sono di Beppe Sala, primo cittadino del capoluogo lombardo ed esponente di una sinistra che, purtroppo da sempre, non ha mai smesso nel migliore dei casi di cercare di nascondere e nel peggiore di negare la tragedia che i due volte italiani (per nascita e per scelta) istriani, giuliani e dalmati hanno subito – o meglio, hanno iniziato a subire. Perché gli strascichi di quanto accaduto sono andati avanti purtroppo molto a lungo – a cavallo della fine del secondo confitto mondiale.

Una tragedia che finalmente anche a Milano ha il suo simbolo: è la gigantesca opera in porfido dell’artista ed esule Piero Tarticchio, idealmente consegnata alla città sabato 10 ottobre. Si tratta di un blocco di porfido di sette tonnellate ed alto quattro metri che, spaccato in centro, simboleggia una foiba. Ai suoi piedi c’è l’immagine di un uomo con le braccia aperte, come in croce. Sopra c’è incisa la scritta “A perenne memoria dei martiri delle Foibe, degli scomparsi senza ritorno e dei 350.000 esuli dalla Venezia Giulia, dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia”. Sotto, sul basamento, i nomi delle città martire.

La scultura è stata donata al Comune di Milano dal Comitato Pro-monumento, con il generoso contributo di Fondazione Bracco” si legge sul sito dell’amministrazione meneghina, che “ha contribuito attivamente realizzando il basamento dell’opera, provvedendo al suo trasporto dal laboratorio e alla sua allocazione” nei giardini della centralissima piazza della Repubblica, già Piazza Fiume.

Alla cerimonia di inaugurazione erano presenti, oltre a Sala, i suoi omologhi di Trieste e Gorizia. Insieme a loro c’erano rappresentanti di gruppi, di associazioni degli esuli e del comitato promotore, coordinato dal battagliero presidente Romano Cramer. Che ha combattuto a lungo per ottenere il risultato finalmente raggiunto.

Molto commosso l’autore della scultura: “Penso a tutti quelli che non ci sono più e che avrebbero voluto vivere questo momento storico” ha dichiarato. Ed ha poi aggiunto: “Invito coloro che passeranno di qui a fermarsi e a dire una preghiera per tutte le vittime che giacciono ancora sul fondo dell’abisso”.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

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