Affile: il Mausoleo di Rodolfo Graziani non è apologia di fascismo

E’ dei giorni scorsi una notizia che ha senz’altro provocato più di qualche mal di pancia ai fautori del pensiero unico “politicamente corretto”: parliamo della sentenza della 1° Sezione penale della Corte di Cassazione, che si è pronunciata mettendo la parola fine sulla questione del Mausoleo del Soldato ad Affile. Ma non nel senso auspicato dai suddetti antistorici censori.

Facciamo un passo indietro e riassumiamo brevemente la vicenda, che inizia nel 2015 quando l’amministrazione del citato Comune, che fa parte del territorio di Roma Capitale, si rifiutò di togliere, su richiesta della Regione Lazio, la fotografia del Maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani (che visse e morì proprio ad Affile) dal suddetto Mausoleo, a lui peraltro intitolato ufficialmente tre anni prima.

Tale atto ebbe come conseguenza che il sindaco e due assessori furono denunciati per “apologia di fascismo” in seguito ad un esposto dell’Anpi, che nel processo in questione (iniziato nel 2013) si è anche costituita parte civile chiedendo 8mila euro di risarcimento.

Nei primi due gradi di giudizio gli imputati sono stati condannati a severe pene detentive e pecuniarie. Poi, per fortuna, la Cassazione ha, come anticipato all’inizio, annullato tali sentenze.

In tale contesto, tra l’altro, la Regione Lazio di Zingaretti ci ha messo del suo anche quanto all’aspetto economico, minacciando la revoca al Comune di Affile di fondi regionali stanziati per il completamento del monumento. Il cui progetto, va ricordato, era stato regolarmente presentato e finanziato nel 2008, quando la Regione era guidata da Piero Marrazzo (Pd).

In attesa di leggere le motivazioni della pronuncia della Cassazione, possiamo dire che è dunque finalmente finita la triste avventura giudiziaria di Giampiero Frosoni, Lorenzo Peperoni e Ercole Viri, rispettivamente assessori e sindaco di Affile, tutti di centrodestra.

Un’appartenenza, la loro, da sottolineare anche in contrapposizione a quella degli amministratori della vicina Filettino, a loro volta membri del Partito Democratico di Nicola Zingaretti ed Emanuele Fiano (che ad Affile ha presenziato, il 25 aprile 2015, ad una manifestazione di protesta contro l’amministrazione Viri).

Filettino dicevamo, i cui vertici locali non hanno avuto, giustamente, alcuna conseguenza per aver dedicato a Rodolfo Graziani, nativo del luogo, un parco pubblico. Sempre con finanziamento della Regione. Strano vero? O forse no, a pensar male.

A nostro modesto parere, la Storia patria e la Cultura (perché di questo si tratta a proposito del Mausoleo di Affile e dell’illustre anche se per alcuni scomodo personaggio a cui è dedicato), non vanno processate ma studiate. A prescindere da qualunque personale convinzione ideologica.

Lasciamo la parola, a conclusione di questa breve nota, a Ercole Viri, che governa assai bene il suo paese (visto che è sindaco di Affile dal 2008): “Con questa sentenza – ha dichiarato ai media in riferimento alla pronuncia della Cassazione – si chiude un caso politico che subivamo da 8 anni. Siamo molto contenti, sapevamo di non aver commesso alcuna apologia di fascismo: abbiamo solo intitolato un museo al più grande soldato affilano”. 

di Cristina Di Giorgi

Redazione

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