Alle origini delle sovranità nazionali europee

Il nuovo secolo ed il nuovo millennio stanno riproponendo la necessità per le nazioni europee di rispolverare le identità culturali e geopolitiche, contro i vicoli ciechi rappresentati dalle astrazioni umanitariste, dalle burocrazie locali, regionali, nazionali e continentali, nonché dall’alta finanza.

La polemica, nel senso dell’etimo antico (guerra), contro il tardo illuminismo, gli abomini rappresentati dal terrore e dalla sovversione della “rivoluzione francese” e della “rivoluzione bolscevica”, caratterizza la linea di pensiero che può essere etichettata come “Nazionalista”. La negazione dell’idea di eguaglianza innestata nell’istituto democratico, è un classico del nazionalismo, che ritiene sovversivo amplificare non solo il collettivismo, ma anche l’individualismo paritario votante a scapito delle élites, “persone”, realmente in grado di guidare ieri gli imperi e oggi le nazioni.

Il senso dell’onore, scisso da questioni erotiche, l’amore per la propria terra e le sue relative usanze, la famiglia, il luogo natio, la religione avita e la cultura e la storia patria, vanno opposte al cosmopolitismo sradicante alimentati dall’umanitarismo contemporaneo, al diritto universale, agli interessi economici e finanziari, al mero utile di profitto.

Il nazionalismo nasce per fronteggiare e battere tutto ciò che è prevalentemente astorico e materialistico. Dopo il crollo degli aridi artifici ideologici del Novecento, nel deserto stanno però crescendo nuovamente le idee differenzianti che caratterizzano la “Politica” nel senso antico di “ben-essere” nazionale, europeo ed occidentale. Queste idee non pretendono di essere vere, questo è il piano della metafisica, ma realmente efficaci, in qualità di prima ed aristocratica delle arti intorno all’uomo. Solo Satana promette il paradiso terrestre agli uomini ed alle donne, non il nazionalismo europeo che invece tende alla prosperità ed alla potenza delle nazioni occidentali, per mezzo delle élites terriere, militari ed intellettuali.

Per quanto riguarda l’Italia prezioso e di particolare interesse europeo ed occidentale risulta il volume: “Il nazionalismo italiano, Atti del Congresso di Firenze, a cura di G. Castellini, Firenze 1911”, dove come abbiamo già sostenuto in precedenza tra gli altri spicca il pensiero di Enrico Corradini (San Miniatello 1865 – Roma 1931) ed Alfredo Rocco (Napoli 1875 – Roma 1935), con l’imperialismo coloniale africano favorito dalla posizione geopolitica italiana.

Per la Prussia/Germania interessanti sono gli scritti di Heinrich von Treitschke (Dresda 1834 – Berlino 1896) che possono essere messi in relazione con i successi e l’affermazione della potenza germanica nel mondo. Per quanto riguarda la Francia il revanscismo dopo la sconfitta nella guerra franco-prussiana, il boulangismo e l’affare Dreyfus sono fertile humus degli scritti di Maurice Barrès (Charmes-sur-Moselle 1862 – Parigi 1923) e di Charles Maurras (Martigues 1868 – Tours 1952).

Discorso a parte, ma che rientra pienamente nel tema del nostro scritto, riguarda l’Impero britannico. Spinto da motivazioni dottrinali, pur nella sua particolarità, comunque simili a Germania, Francia ed Italia. Di rilievo risulta l’elezione dell’imperialismo inglese, che, per mezzo delle guerre coloniali, si assumeva l’onere-onore del “fardello dell’uomo bianco” intorno alla missione civilizzatrice, erede contemporaneo dell’antica Roma, nel mondo. Cecil Rodhes, Kipling, Ruskin e meglio ancora il volume di Benjamin Kidd “L’evoluzione sociale”, traduzione italiana, Firenze 1898, testimoniano ed avvalorano quanto scritto sopra.

di Fabio S. P. Iacono

Redazione

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