L’eterna importanza del senso vero e nobile del combattimento

A dicembre dello scorso anno per un fermo immagine della diretta di una partita di calcio di Champions League si accese una polemica infinita sul presunto “fascismo” del parastinchi di un giocatore dell’Inter, su cui era riprodotto un elmo su sfondo tricolore e la scritta “Vae victis”. Ovvero “guai ai vinti”. Tra le tante critiche rivolte al terzino nerazzurro, accusato coram populo di adesione all’ideologia mussoliniana (o quantomeno di simpatia per la stessa) la più morbida è stata quella di chi ha commentato dicendo che “più che fascismo è ignoranza”.

Giusto. Ma non nel senso che i censori del politicamente corretto intendono. Perché l’ignoranza vera è quella di chi, ossessionato dal fascismo, lo vede anche dove non c’è. Per esempio nei parastinchi di un giocatore magari innamorato della storia antica, in particolare di quella spartana o delle leggendarie guerre che videro Roma vittoriosa, nel IV secolo avanti Cristo, contro i barbari di Brenno che, sconfitto, disse appunto “Vae victis”. Guai ai vinti.

Per proseguire nel linguaggio calcistico, visto che l’idea, in questo pezzo, è quella di parlare di sport, a scendere in campo sulla questione nei giorni successivi è stato Alessio Sakara. Che ha spiegato che quello incriminato è il logo da lui creato, Legio’s team. Ed ha aggiunto: “Non è fascista. Chi lo dice vuole solo creare confusione e aizzare la gente. Quel marchio è registrato dal 2010 e tutti i team che lo utilizzano sono apolitici, non ci interessa nulla della politica” dice il lottatore.

Ed ha perfettamente ragione, perché chi ha in testa solo il politicamente corretto (e lo sfrutta strumentalmente per ridurre a categorie predefinite e stantie qualunque cosa) non ha niente a che vedere con lo sport. Anche e soprattutto quando, in riferimento alle quotidiane e multiformi battaglie degli atleti, si parla non tanto (e non solo) di agonismo, ma dei valori che sottintendono al loro percorso come sportivi e soprattutto come esseri umani.

Un discorso questo che lo stesso Alessio Sakara ha dettagliatamente e brillantemente illustrato nel suo “Ogni giorno in battaglia. La mentalità del legionario” (Roiedizioni, 2020). Un libro che, complice la notevole popolarità conquistata dal romanissimo combattente, è in poche settimane diventato un bestseller. Meritatamente ci sentiamo di dire. Perché nelle sue pagine l’autore, oltre a raccontare episodi del percorso che lo ha portato a diventare un simbolo, in Italia, delle arti marziali miste, traccia spunti di riflessione utili a tutti per migliorare e migliorarsi. Qualunque sia il tipo di esistenza che si conduce. Perché “la vita sfida tutti continuamente e sa portare colpi che non perdonano. Non vi arrendete, alzate la testa, respirate a fondo e ripartite. Siamo tutti guerrieri, basta ricordarlo”.

E ricordare anche, combattendo le nostre battaglie, che esiste un codice morale da rispettare. Un codice fatto di valori come onore, rispetto, coraggio, umiltà, disciplina, perseveranza, sacrificio, lealtà, integrità e virtù (a ciascuno dei quali è dedicato un capitolo del libro di Sakara). Valori da tenere bene a mente in palestra e sul ring (quando si fa sport) ma anche (e forse soprattutto) fuori.

Valori che, intrecciati tra loro, evidenziano e sintetizzano efficacemente la nobiltà degli sport da combattimento, argomento quest’ultimo al quale è dedicata anche una recentissima pubblicazione a cura dell’Associazione culturale e sportiva Furor, intitolata “Lo spirito del combattente” (Cinabro edizioni 2020). Arricchito dalla prefazione dello stesso Sakara, il volumetto contiene una serie di saggi che, come è spiegato nella quarta di copertina, “puntano a far riscoprire, proponendo un approccio più consapevole al ring, il carattere educativo e formativo delle discipline da combattimento”. Che sono, per chi le pratica, uno strumento di crescita sia quanto all’aspetto fisico sia quanto a quello mentale. Uno strumento fondamentale, in particolare nel difficilissimo periodo che stiamo vivendo.

di Cristina Di Giorgi

Redazione

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