Liguria. Toti in vantaggio contro l’esperimento giallorosso

Terra fragile ma allo stesso tempo robusta, la Liguria si presta da sempre al ruolo di laboratorio politico. Fin dai moti del 1960 che segnarono, di fatto, l’avvio della stagione del centrosinistra, per arrivare alla scissione dal renzismo che cinque anni fa segnò la prima sconfitta dell’allora padrone del Pd, la regione si appresta a una sfida elettorale in cui non mancano gli spunti di novità che travalicano i confini della sottile striscia di terra che va da Sarzana a Ventimiglia. 

Il presidente uscente, Giovanni Toti (nella foto), veleggia verso una riconferma nel ruolo di governatore. Dopo cinque anni vissuti tra alti e bassi, con qualche segnale di ripresa (soprattutto sul turismo) e alcune incertezze (la sanità in primis, con i maldestri tentativi di privatizzazione degli ospedali di Cairo, Albenga e Bordighera), l’ex delfino di Berlusconi ha acquisito una struttura da politico nazionale, anche se ha messo la sordina alla sua creatura – Cambiamo! –in attesa di rispolverarla subito dopo la probabile vittoria. Toti ha dimostrato di dare il meglio di sé nell’emergenza: su tutte il crollo del ponte Morandi, dove da commissario all’emergenza ha diviso oneri e onori con il sindaco di Genova e commissario alla ricostruzione, Marco Bucci, imponendo con il successo dell’inaugurazione del nuovo viadotto in tempi record la propria immagine dell’uomo del fare. Oppure con la vicenda del Covid: pur non essendo mancate le difficoltà e i lutti in una regione con l’età media più alta d’Europa, il governatore uscente è stato capace di interpretare la voglia di ripartenza di tante categorie produttive, ansiose di entrare nella Fase due e riprendere a lavorare.  

A sfidarlo c’è uno degli elementi di assoluta novità del panorama politico nazionale in vista delle regionali del 20 e 21 settembre: il giornalista del Fatto Quotidiano, Ferruccio Sansa, sostenuto da una coalizione giallorossa in cui figurano Pd e Movimento Cinquestelle, oltre a Verdi e sigle di sinistra. Un’intesa frutto non di patti di desistenze o raffazzonate alleanze dell’ultim’ora, come avvenuto nei mesi scorsi in alcuni territori tra Dem e grillini ma di un autentico e travagliato patto, con sei mesi di trattativa e strappi da una parte e dall’altra. Osteggiato dal Pd ligure e da settori dei Cinquestelle romani, Sansa ha strappato una candidatura dal valore simbolico. Non solo perché il governo Conte – con l’eccezione dei renziani, che si sono sfilati per sostenere il docente universitario Aristide Massardo – ci metterà la faccia qui in Liguria. Ma perché Sansa, tra gli alfieri del partito giustizialista che ha nel quotidiano di Travaglio il proprio house organ, è anche figlio dell’ex sindaco di Genova, Adriano Sansa. Impallinato (e non ricandidato) alla fine del suo primo mandato per l’ostilità dei Ds, allora guidati dall’ex governatore e ras ligure Claudio Burlando. Lo stesso Burlando che, dietro le fila, si sarebbe opposto a lungo alla candidatura del giornalista, osteggiato anche da ampi settori della vecchia nomenklatura del Pd, e non solo da ex renziani rimasti tra i Dem. E invece sponsorizzato dai due attuali e principali big del partito, il vicesegretario nazionale Andrea Orlando e la senatrice ed ex ministro Roberta Pinotti. In una regione storicamente rossa ma che ha visto Toti e il centrodestra inanellare una vittoria dopo l’altra dal 2015 (prima la Regione, il comune di Savona, e infine Genova e La Spezia) l’esperimento giallorosso incarnato da Sansa ha il retrogusto di una lotta intestina alla sinistra, che già cinque anni fa perse per le proprie divisioni, con l’addio polemico di Sergio Cofferati dopo le primarie perse contro la renziana Raffaella Paita. 

A completare il quadro, due candidature di disturbo. La prima è quella di Alice Salvatore, ex capogruppo in Regione dei Cinquestelle, uscita in polemica dal Movimento perché contraria all’accordo con il centrosinistra. Punterà a raccattare il voto dei grillini delusi dall’esperimento giallorosso. Poi Giacomo Chiappori, con la sua lista “Grande Liguria”: ex segretario regionale della Lega Nord, oggi sindaco del piccolo comune dell’Imperiese di Diano Marina, Chiappori incarna il vecchio Carroccio nordista e autonomista, che mal sopporta la svolta sovranista e nazionale di Salvini. Una spina sul fianco di ponente che potrebbe togliere alla Lega la soddisfazione di strappare al Pd il primato della lista più votata. E, viste le turbolenze degli ultimi tempi in casa del Carroccio, un potenziale e ulteriore esperimento in una terra con la vocazione del laboratorio politico.  

Redazione

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