Legge sull’omofobia: l’iter prosegue tra dubbi e perplessità

Lunedì è giunto nella Camera dei Deputati, dopo l’ok della Commissione giustizia della Camera, il disegno di legge presentato dal Partito democratico e dal Movimento 5 stelle volto alla salvaguardia degli omosessuali da discriminazioni e violenze. Il relatore del testo è l’onorevole Alessandro Zan (in foto), parlamentare democratico ed attivista dei diritti degli lgbtq ( acronimo di lesbiche, bisessuali, gay, transgender, queer ) nonché ex presidente dell’Arci gay Veneto, l’associazione di promozione sociale italiana degli lgbtq.

Il testo è in pratica un’estensione della Legge Mancino del 1993 finalizzata a contrastare azioni di matrice nazifascista e che punisce con la detenzione chi incita o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.  Così si prevede l’estensione a violenze inerenti l’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Inoltre il ddl prevede l’istituzione di una giornata nazionale contro l’omofobia oltre ad un fondo (pari a 4 milioni) per l’attuazione di politiche ai diritti e alle pari opportunità. Tuttavia, ciò che ha suscitato timori (e critiche) è la constatazione che possa essere messa in discussione la libertà di opinione e che, pertanto, possano essere perseguiti anche i soggetti che abbiano convinzioni differenti, non necessariamente di natura discriminatoria, per questo si è parlato di “legge bavaglio e liberticida”. Basti pensare ad un caso recente, ovvero al Congresso mondiale delle famiglie che ebbe luogo a Verona nel 2019, occasione in cui il mondo conservatore e tradizionalista, non soltanto religioso, decise di confrontarsi e discutere sui valori della famiglia. Un evento che vide la partecipazione anche di personalità rilevanti del mondo dello spettacolo, politico e religioso (nazionale ed internazionale).

Ebbene, in quell’occasione, partecipanti e sostenitori vennero accusati di essere “retrogradi” e “medievali” per il solo motivo di esercitare un diritto, quello della libertà di pensiero e di opinione. Tutto qui. Il punto è che è sempre più comune il fatto che coloro che abbiano opinioni ed idee differenti siano automaticamente accusati di essere dei discriminatori: niente di più errato. Essere contro l’aborto, il divorzio o a favore della famiglia composta da un “padre” e una “madre” non equivale ad essere automaticamente degli omofobi, bensì soltanto ad avere delle credenze differenti. Per questo motivo, il centrodestra ha deciso di schierarsi contro tale proposta. Anche la Conferenza episcopale italiana ha reso note le proprie preoccupazioni con varie argomentazioni: l’assenza di un vuoto normativo, il pericolo di imbavagliare chi è diversamente allineato e quindi di creare nuove discriminazioni, ed infine confusioni di interpretazione ed applicazione. Infatti in un articolo de L’ Avvenire, firmato Luciano Moia, si elencano tutti gli articoli del codice penale che possono già essere tranquillamente applicati alle vittime di discriminazioni e violenze, inoltre, l’autore si interroga se effettivamente vi sia “un’emergenza omofoba” riportando i dati diffusi dal ministero dell’Interno. Infine, già si parla di una Chiesa che si intromette in un campo in cui non dovrebbe, perché? Essa è un soggetto che ha il diritto, come tutti, di esprimere il proprio pensiero, tra l’altro effettuato attraverso i suoi organi, e che è un punto di riferimento per la società e cultura del Paese.

A nutrire perplessità è addirittura il mondo femminista, infatti   il movimento Se non ora quando ha sottolineato come il concetto di identità di genere, e quindi il termine “gender” presente nel testo, sia ambiguo e tutt’ora in fase di dibattito.

Tuttavia, Forza Italia è riuscita a far inserire un emendamento affinché sia tutelata la libertà di opinione, infatti esso recita “…sono consentite la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte…”. Insomma, un tentativo ultimo di salvaguardare e di garantire il più possibile tali diritti per evitare un’eccessiva lettura del testo, accolto tra l’altro con favore anche dallo stesso on. Zan e da altri parlamentari della maggioranza.

Il voto finale ci sarà a settembre anche se, nonostante il centrodestra voterà contro, l’esito dell’iter appare scontato.

di Pierfrancesco Maresca

Redazione

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