Caos Libia: giornalista condannato a Bengasi e l’Italia resta a guardare

Mentre il Covid-19 flagella il mondo intero, proseguono le tensioni nelle aree destabilizzate del continente africano. Se, momentaneamente, i conflitti possano ritenersi “ibernati” a causa dell’emergenza pandemica non può dirsi lo stesso della violazione dei diritti umani. L’ultima news che arriva dalla Libia diffusa dagli organi delle Nazioni Unite annuncia che il giornalista locale Ismail Abuzreiba (in foto), dopo due anni di detenzione, è stato processato e condannato dal tribunale militare di Bengasi ad una pena di 15 anni. Il presunto reato commesso dal giornalista, poco illustrato dalle autorità, pare essere quello di essere stato “in contatto con canali e agenzie vietate nella regione”, probabilmente un’accusa di spionaggio o un tentativo di censura. La missione Onu Unsmil, a tal proposito, ha sottolineato come “la detenzione e il processo sembrano violare le leggi libiche e gli obblighi internazionali in materia di diritto a un processo equo e di libertà di opinione ed espressione” e per questo si richiede l’immediato rilascio, anche perché non è il primo caso. Dello stesso parere è anche l’ambasciatore dell’Unione europea in Libia, Alan Bugeja.

Ciò che è avvenuto altro non è che il risultato del caos in cui versa il Paese, spaccato in due “governi”: quello occidentale, con capitale Tripoli, legittimo e riconosciuto internazionalmente guidato da Fayez Al Serraj e quello orientale con capitale Bengasi guidato dal generale Khalifa Haftar, ex esiliato rientrato dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi. Il territorio di Haftar, che comprende oltre la metà dell’intero Paese, è il luogo dove è avvenuta la condanna del giornalista Abuzreiba, episodio che lascia ipotizzare le modalità con cui ci si governa. La violazione dei diritti umani, l’utilizzo della forza militare per conquistare Tripoli, le risorse di idrocarburi presenti (con gli impianti dell’Eni), il controllo dei flussi migratori e il traffico di essere umani dovrebbero convincere l’Italia a riprendere quel ruolo che ha perduto dopo la Primavera araba. Infatti sono sempre più le intromissioni di Paesi esteri interessati all’area, in particolare coloro che appoggiano e sponsorizzano Haftar: Egitto, Usa, Russia, Emirati arabi. I messaggi di solidarietà e gli incontri istituzionali non stanno portando a nessun risultato mentre c’è chi, invece, rifornisce di armi il generale Haftar che prima o poi riuscirà a prendere il controllo dell’intero Paese.

Nella giornata di mercoledì il ministro della Difesa Lorenzo Guerini è giunto a Tripoli per un vertice con le autorità locali per discutere dei vari dossier geopolitici, in cui non si esclude un accenno anche alla crisi politica nella confinante Tunisia che ha portato a nuove emigrazioni. Ciò che si auspica è che i rapporti tra Libia e Italia possano ritornare quelli di una volta prima che il nostro Paese possa essere scalzato da qualche Potenza interessata allo sfruttamento locale.

di Pierfrancesco Maresca

Redazione

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