Valle d’Aosta i motivi del voto anticipato

A volte ritornano. Le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale valdostano vedono ricomparire i protagonisti di sempre. Tra ex presidenti degli anni d’oro, quando la Vallée era l’Isola Felice, consiglieri in cerca di riposizionamento, politici impegnati a cambiare casacca con maggior frequenza rispetto al maglione. Si assiste alla nascita di nuovi partiti che accolgono vecchi politici, alleanze tra ex nemici, rotture tra ex amici. Pronti a ricompattarsi dopo il voto.

Un voto anticipato che l’inesistente maggioranza uscente ha tentato in ogni modo di posticipare. D’altronde il caos generale spaventa molti ed altrettanti li illude. Però si era procrastinato anche troppo. In fondo una maggioranza vera, in grado di varare provvedimenti strategici, non esiste da tempo. E non esisteva neppure con il precedente Consiglio. La Valle d’Aosta è allo sbando ma per costringerla al voto è dovuta intervenire la magistratura con le inchieste sui rapporti tra politica e ‘ndrangheta. Inchieste, non condanne, ma che hanno fatto traboccare il disgusto generale in una regione che rappresenta l’ultimo soviet d’Europa, con la politica che è il maggior datore di lavoro, con un’unica grande industria privata, con depositi bancari privati pro capite più alti d’Italia e con investimenti ridottissimi.

Manca una classe dirigente e l’alibi del ruolo eccessivo della politica è, appunto, solo un alibi di chi ha preferito delegare tutto e sempre. Prima in cambio dei buoni benzina e delle tessere per alcol e zucchero, poi per il bon chauffage, poi per i finanziamenti di ogni tipo erogati dal settore pubblico.

Non stupisce, dunque, che si ripresentino i soliti nomi, suddivisi nelle varie formazioni autonomiste. A partire da Augusto Rollandin (nella foto), ex presidente, ex senatore, ex padre padrone della Valle. Contestatissimo ma votatissimo. Per la sua capillare rete clientelare, secondo gli avversari; perché è il politico migliore, secondo i sostenitori. E le capacità di gestire il potere sono indiscusse.

Rollandin si è fatto un suo partito poiché l’Union Valdôtaine, che ha guidato per anni e anni, lo ha escluso. Ma ovviamente è pronta ad un accordo subito dopo il voto per andare a governare insieme.

Altri due ex presidenti, Luciano Caveri e Dino Vierin, hanno dato vita ad un’alleanza elettorale sempre in ambito autonomista. E poi compare una lista indipendentista, il Pas (Pays d’Aoste souverain), guidata da alcuni cantautori e con l’ambizione di portare volti nuovi in Consiglio. Chiedendo la Zona Franca in attesa di ottenere una improbabile indipendenza.

Nonostante le ridotte dimensioni elettorali della Vallée, circa 130mila abitanti complessivi, non mancano i partiti tradizionali “italiani”. Che, dopo anni di disfatte, sognano di rientrare in Consiglio con un briciolo di peso. Con l’eccezione della Lega, che era andata benissimo alle precedenti elezioni, che aveva anche conquistato presidenza e governo regionale, ma che poi è riuscita a perdere tutto per una serie imbarazzante di errori. Tattici e strategici.

Di un eventuale ridimensionamento leghista potrebbe approfittare la disomogenea alleanza tra Fdi e Fi, pronta a rientrare in Consiglio dopo i disastri precedenti.

A sinistra il Pd cercherà di far dimenticare la pessima gestione del Comune di Aosta. Possibile, perché il capoluogo è da tempo mal amministrato. E senza idee nuove non si può sperare in un miglioramento, non solo ad Aosta ma in tutta la Valle.

Al di là delle inchieste giudiziarie, i rapporti con la ‘Ndrangheta sono imbarazzanti, il Casino (ex gallina dalle uova d’oro) resta un corpo estraneo, il turismo è gestito in modo dilettantesco, l’industria è poca cosa, l’agricoltura è priva di una adeguata promozione, i servizi non sono all’altezza delle sfide che si vorrebbero affrontare.

Sono stati rinchiusi in un cassetto i sogni di essere il carrefour d’Europa, il luogo d’incontro almeno tra le culture alpine, un polo della francofonia. Perché gli incontri costano, la cultura costa, le iniziative costano. Meglio non sapere come vengono utilizzati i soldi, come vengono sprecati. Tra progettazioni faraoniche per opere mai realizzate, finanziamenti a pioggia per alpeggi sovradimensionati, mega feste per la comunità numericamente più forte in Valle. E che non è quella valdostana.

di Augusto Grandi

Redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto